giovedì 12 marzo 2009

Der Weltgeist am Klavier, Adorno interpreta Beethoven. Note per una critica

L'unica via ancora aperta e percorribile, dice Kant, è quella critica. Ciò vale anche per colui che amava citare questa affermazione, Adorno. Vi sono senz'altro innumerevoli motivi per criticare la sua Filosofia della musica moderna e, forse, vi sono altrettante vie o metodi (in senso lato) per farlo; tuttavia soltanto un percorso può condurre a una critica che non si esaurisca in una mera presa di posizione ma che sia anche, allo stesso tempo, conoscenza, comprensione e rappresentazione dell'oggetto.
Occorre una critica che a partire dal mero guardare il fenomeno riesca a svilupparne la dialettica interna, occorre passare attraverso gli estremi della stessa filosofia della musica di Adorno. La critica dev'essere esecuzione, come insegna Hegel, e - almeno nel caso di Adorno - l'oggetto stesso richiede tale approccio. L'unica via che non conduce alla meta è la via di mezzo, secondo un'affermazione di Schönberg che, se applicata al nostro problema, significa una critica capace, fin dalle radici, di attuare la dialettica «particolare» della filosofia della musica di Adorno che, appunto, non è l'intero. L'intero è anzi quella cattiva essenza (Unwesen) di fronte alla quale non si dà alcun approccio per intentio recta; l'unica via possibile è la intentio obliqua: le vie di scampo sono vie traverse, vie che aggirano il presunto intero riconducendo la sua pretesa di totalità alla particolare esperienza che la ispira. La filosofia della musica di Adorno esige senz'altro vie di scampo ma con uguale necessità richiede che tali vie la attraversino. Se s'intende uscirne, andare oltre, bisogna prima avere il coraggio di attraversarne i luoghi, di percorrerne i passaggi pur impervi, di accondiscendere, vigili, alle sue seduzioni.
Per affrontare la musica del Novecento nonché la riflessione filosofica sulla stessa, occorre confrontarsi con Adorno nei modi di una autoriflessione della sua filosofia della musica e riuscire così a liberare, ove possibile, dall'artiglieria pesante della concettualità aerea, qualcosa che, parafrasando l'autore, potremmo chiamare figure di suono (Klangfiguren), momenti di una filosofia della musica nella quale non manchi sempre una delle due: o la filosofia o la musica. Non a caso lo stesso Adorno avrebbe voluto mettere come incipit alla sua Teoria estetica, rimasta frammento, l'affermazione di Friedrich Schlegel secondo la quale in ciò che viene chiamato filosofia dell'arte manca sempre una della due: o la filosofia o l'arte. Il concetto di estetica che Schlegel propone sembra dunque costituire l'unità di misura per ogni futura filosofia che voglia trattare in modo proficuo sia dell'arte in generale sia dello specifico musicale.

Markus Ophälders

il saggio intero è disponibile su http://users.unimi.it/~gpiana/dm5/dm5welmo.htm
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