sabato 28 febbraio 2009

Applaudire o non applaudire? Questo è il problema!

Di recente il pianista Emanuel Ax ha dato il via (da ascoltatore) sul Boston Globe a una crociata per "cominciare ad applaudire quando si vuole". L'articolo s'intitola: "Fare un rumore gioioso", riferendosi al fatto che le regole della pacifica convivenza in una sala da concerto dove si suona musica "eurocolta", "classica" o "forte" (secondo la dizione di Quirino Principe) prescrivono di non appplaudire fra un movimento e l'altro di una composizione.

La presa di posizione di Ax dalle colonne del Boston mi ha colpito in modo particolare, visto che provo quasi ogni giovedì mattina, insieme a Marida Rizzuti, a spiegare ai ragazzi delle scuole selezionate che vengono a trovare l'Orchestra della Rai durante le "prove aperte" quando "dovrebbero" - o quando "bisogna" - e quando "non dovrebbero" applaudire.
Gli studenti talvolta sgranano gli occhi sembrano perplessi...

Ecco Marida "all'opera" con i ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Boves (CN)...


(foto tratta dal sito dell'istituto)


Senza condividere in toto la posizione di Ax, che mi sembra anche provocatoria, credo che abbiano in parte ragione questi ragazzi. C'è l'etichetta, d'accordo, e ci sono delle norme di comportamento: ma tutti sappiamo che alcune di queste imposizioni sono cadute in disuso.

Per esempio, il cosiddetto dress code, è ormai quasi completamente fuori combattimento. A quale concerto non si vedono ragazzi in jeans? Condivisibile o meno che sia l'usanza, soltanto 40 anni fa sarebbe stato impensabile!

La proposta di Ax è semplice: "dare il benvenuto all'applauso ogni volta che viene spontaneo" perché "sembra di esser costretti da qualche arcano obbligo a tacere, anche quando applaudire è ok". E' stato chiesto al pianista quale secondo lui sia l'origine di tale divieto: "ho chiesto ai più eminenti musicologi, ma nessuno di loro capisce chi sia il responsabile".

André Previn, direttore d'orchestra, aggiunge: "l'applauso può infastidirmi se stride col carattere del pezzo. Se applaudi dopo un lungo adagio di Bruckner, ti troverai in un grosso guaio. Ma se mi chiedete se applaudire tra un movimento e l'altro, come direttore, mi irrita, allora la risposta è: no!".

Di norma l'applauso è consentito all'opera dopo un'aria importante, e anche nel jazz gli ascoltatori di solito applaudono liberamente dopo un grande riff.  Mentre per quel che riguarda la musica sinfonica o da camera si attende che il comportamento del direttore d'orchestra o gli strumentisti dica inequivocabilmente (con il silenzio, o nel caso del direttore quando le sue braccia si sono fermate) che il brano è finito.

"Questo fa parte del rituale della musica, non della musica stessa - dice Ax - credo che non ci sia una 'regola' per quando applaudire, se siamo nel pubblico quasi sempre sappiamo quando è il momento giusto". Conclude quindi Ax: "I veterani delle sale da concerto osserveranno il rigoroso silenzio al quale sono abituati, ma è ora che comincino ad abituarsi a tollerare quelli cui l'applauso sorge dal cuore dopo un movimento".

Se le riflessioni di Ax o il post non hanno soddisfatto la vostra curiosità: la discussione è continua anche qui ().
La migliore, e più esilarante, lettura da farsi in proposito è, senza ombra di dubbio, l'articolo "Let's Ban Applause!" scritto da Glenn Gould nel 1962, contenuto nella miscellanea di scritti "The Glenn Gould Reader".


Benedetta Saglietti

giovedì 26 febbraio 2009

Arianna a Nasso al Carlo Felice di Genova

Non è per nulla facile rappresentare l'Arianna a Nasso di Richard Strauss, su testo di Hugo von Hofmannsthal: occorre far capire l'equilibrio tra mito e commedia, il rapporto tra la cornice dell'opera (il Prologo) e l'opera stessa (Arianna in quanto tale), la mutevolezza prodigiosa di una musica di filigrana che riutilizza con coscienza storica del Novecento stilemi dell'opera, ma va a trionfare in uno sgorgo melodico sinfonico. Chi trionfa qui è il direttore Juanjo Mena, il quale tende sì ad appianare un poco i contrasti del Prologo, che è una rutilante recitazione in musica, ma conosce i segreti della melodia e del suo respiro. Ne avessimo di direttori come Mena, che in Arianna smussa ogni angolo con un legato d'ottima scuola e sensibilità per i colori strumentali. Di livello è qui Elena Mosuc nelle spericolate colorature di Zerbinetta; invece all'Arianna di Oksana Dika manca il carisma e il Bacco di Warren Mok è tagliato con l'accetta; modestini gli altri e abbastanza urlato il Compositore "en travesti" di Elena Belfiore. Che il regista Philippe Arlaud porti tutto nel Novecento non è un problema, perché l'opera è il rifacimento moderno del mito, di Molière e di quant'altro con allusioni a profusione. Ma in questo gioco di teatro nel teatro Prologo e Opera, per quanto interrelati, rimangono separati, mentre qui transitano di nuovo in palcoscenico maestranze e comparse fatte apparire nel Prologo, incluso il Maggiordomo recitato con qualche sfrontatezza da Franz Tscherne. Tra le volute intersezioni questa non fu prevista dagli autori: è, anzi, la rottura dell'equilibrio.

Genova, Teatro Carlo Felice, fino al 28 febbraio
***

Giangiorgio Satragni

liberamente tratto da "La Stampa", spettacoli, recensioni, 26 febbraio 2009

sabato 21 febbraio 2009

E Hofmannsthal si inchino' alle note di Beethoven

Più che una riflessione sulla musica, i due discorsi tenuti da Hofmannsthal nel 1920 e ora tradotti in un bel volume a cura di Roberto Di Vanni propongono un'elaborazione letteraria del mito di Beethoven. Il grande compositore vi viene presentato come il culmine di quella generazione "eroica" che, con Rousseau e Schiller, con Herder e Goethe, aveva esaltato il valore dell'individuo e la sua facoltà di "contemplare Dio direttamente in volto". Se un'intera epoca, animata di fervore titanico, aveva lottato "per la conquista di un linguaggio capace di esprimere ogni cosa", in Beethoven tale processo giunge a compimento: egli è il "creatore di un linguaggio al di sopra del linguaggio", e ciò rende legittimo, anzi, addirittura inevitabile agli occhi di Hofmannsthal inserire la sua figura "nel novero dei poeti della nazione".

L'aspetto interessante di questi testi sta nel fatto che in essi, a distanza di quasi vent'anni, ritorna il grande tema della Lettera di Lord Chandos, ma stranamente capovolto, come in un' immagine speculare. Non per caso Hofmannsthal afferma che rispetto all' esperienza vissuta dalla generazione dello Sturm und Drang "noi siamo collocati in termini di esperienza contraria": la crisi espressa dal giovane poeta nella Lettera consiste precisamente nel fatto che la lingua, anche nei suoi gradi eccelsi, non è più "capace di esprimere ogni cosa", forse a ben vedere non è capace di esprimerne alcuna, si rivela ormai del tutto priva di quella potenza metafisica e quasi magica che ancora un secolo prima sembrava in grado di costringere Dio stesso a manifestarsi nella parola.

E' significativo, e testimonia una profonda continuità di pensiero rispetto all'opera giovanile, che nei discorsi del 1920 Hofmannsthal seguiti a negare alla parola poetica, persino a quella di un "titano" come Goethe, la capacità di attingere l'assoluto, e l'attribuisca invece alla musica, quasi che ad essa soltanto fosse dato di incarnare la remota utopia di Lord Chandos: "Una lingua in cui mai parlano le cose mute, e in cui forse un giorno nella tomba mi trovero' a rispondere davanti a un giudice ignoto".

HUGO VON HOFMANNSTHAL
Beethoven, Genova, Graphos, p. 82, 11 euro

Paola Capriolo, 23 gennaio 2000 - Corriere della Sera, p. 33

mercoledì 18 febbraio 2009

Mieczyslaw Horszowski

Miecio. Ricordi di Mieczyslaw Horszowski, a cura di Bice Horszowski Costa, prefazione di Gian Paolo Minardi. Genova, Erga Edizioni, pp. 624, € 33,56

Miecio. Lettere e cartoline di Janina Roza Horszowska 1900-1904, a cura di Bice Horszowski Costa, prefazione di Elisabetta Fava. Genova, Erga Edizioni 2007 , pp. 147 (con cd), € 35,00

La carriera del pianista Mieczyslaw Horszowski (bambino prodigio allievo di Theodor Leschetizky, l’insegnante più famoso della Vienna del tempo) annovera concerti affianco di Casals, Busch, Serkin, Toscanini e attraversa un intero secolo. La casa editrice Erga gli ha dedicato qualche anno fa una corposa biografia, redatta sulla base dei quaderni pazientemente annotati dalla moglie Bice, la quale ne è anche la curatrice; la prima parte, che consente di seguire passo passo la vita della famiglia del piccolo Wunderkind e la sua crescita intellettuale e pianistica, comprende le lettere tradotte dal polacco che la madre di Miecio (Janina Roza) scrisse al marito Stanislaw.

Un secondo volume, a completamento del primo, nasce ora grazie al recente ritrovamento in un garage di Nizza di un album contenente 130 cartoline, scritte da Roza al marito dal 1900 al 1904: il “viaggio iconografico” illustra la biografia della famiglia ed è una lente attraverso cui osservare i loro spostamenti, alla scoperta di città e mondi interiori attraverso l’immaginario dell’epoca. Completa l’opera un cd che dà un saggio dell’ampio repertorio dell’interprete (Bach, Beethoven, Chopin e sue composizioni).

Benedetta Saglietti


Ecco infine la poesia che Guido Gozzano dedicò al grande pianista (nella raccolta La via del rifugio):

Miecio Horszovski

Piccole dita che baciai, che tenni
fra le mie, pensando ai derelitti
consolati di affanni e di delitti
dal gioco delle mani dodicenni:

o le tue mani, bimbo, se tu accenni
sui tasti muti, a pena! Ecco, e tragitti
un popolo di sazi e di sconfitti
alle rive del sogno alte e solenni.

E tu non sai! Il suono t'è un trastullo:
tu suoni e ridi sotto il cielo grigio
nostro piccolo gran consolatore!

E l'usignolo, come te, fanciullo,
canta ai poeti intenti al suo prodigio;
e non conosce le virtù canore.

venerdì 13 febbraio 2009

La musa di Schroeder


Un messaggio segreto di Beethoven nelle famose strip dei Peanut?
E' ciò che sostiene April Dembosky in un recente articolo apparso sul New York Times a corredo dello speciale sulla mostra organizzata dal "Charles M. Schulz Museum" in collaborazione con  l'Ira F. Brilliant Center for Beethoven Studies della San Jose State University, qui la traduzione italiana (Repubblica).

In the world of “Peanuts,” Schroeder was the Beethoven-obsessed music nerd who pounded on his piano. But, the notes floating above his head were no random ink spots. Charles Schulz carefully chose each snatch of music he drew and transcribed the notes from the score.

That linkage is the central theme of “Schulz’s Beethoven: Schroeder’s Muse,” an exhibition at the Charles M. Schulz Museum in Santa Rosa, California; it will reopen on May 1 at the Beethoven Center in San Jose.

Foto della mostra: “Schulz’s Beethoven: Schroeder’s Muse,” an exhibition at the Charles M. Schulz Museum in Santa Rosa (California), New York Times.

Benedetta Saglietti

giovedì 12 febbraio 2009

mercoledì 11 febbraio 2009

Save La Petite Bande!

[...] arriva del Belgio la notizia che la commissione indipendente che consiglia il ministro fiammingo per la cultura, Bert Anciaux, ha dato parere negativo sul mantenimento delle sovvenzioni per il triennio 2010-2013 per La Petite Bande di Sigiswald Kuijken, una delle formazioni di musica barocca con più anni di attività alle spalle (è stata fondata nel 1972) e tra le più autorevoli a livello mondiale per la cura delle sue esecuzioni su strumenti d'epoca improntate alla prassi esecutiva storicamente informata: ricordiamo, tra l'altro, la sua fitta e acclamata attività discografica e le sue eccellenti collaborazioni con il direttore d'orchestra Gustav Leonhardt.
Già da qualche giorno circola in rete un appello che invita a firmare una petizione, indirizzata al ministro Bert Anciaux, che chiede il sostegno all'ensemble.
Per firmare: http://www.savelapetitebande.com/

martedì 10 febbraio 2009

Visita nuova sede Biblioteca A. Della Corte

In occasione della riapertura della Biblioteca Civica Musicale "Della Corte" (intitolata al musicologo e critico musicale Andrea Della Corte, del quale conserva la biblioteca e l'archivio personale), la giornata di seminario di GIOVEDI 12 FEBBRAIO si trasformerà in una visita guidata alla struttura temporanea, per consentire il restauro della Villa Tesoriera, recentemente allestita e alle collezioni in essa presenti, che comprendono:

  • 77.042 volumi (saggi di argomento musicale e spartiti)
  • 222 periodici (di argomento musicale)
  • 3650 libretti d'opera
  • 26.540 audiovisivi
  • 193 microfilm

E' previsto il prestito di cd musicali, videocassette e dvd

 
L'appuntamento è in Corso Vercelli 15 (clicca per la mappa) alle ore 16

Guiderà la visita Marida Rizzuti
Tram 3, 4; bus 11, 18, 50, 51, 77 --> percorsi mezzi pubblici GTT


Foto dell'inaugurazione

Mandare le adesioni alla mail del seminario!

lunedì 9 febbraio 2009

Fenomenologia del colpo di tosse

... non è che io voglia sterminare chi tossisce durante un concerto, né chi starnutisce, rutta, fa cadere il programma, cade egli stesso ecc... ma se proprio all'inizio della meravigliosa cadenza del Concerto per violino di Mendelssohn (splendidamente eseguita da Renaud Capuçon) tu, anziana signora che alle 23 dovresti essere a letto, inizi a tossire come un'indemoniata, allora mi dispiace ma spero ti narcotizzino.
La componente psicologica del colpo di tosse è quanto mai importante: se ne parte uno, puoi star certo che dopo massimo un minuto ne partirà un altro, e dopo 30 secondi ne avrai altri due, e così via. La meiosi bronchiale abbia inizio! Non chiedo di tossire proprio durante un fortissimo, sarebbe troppo, ma almeno evitare di schiarirsi la voce durante un pianissimo, si potrebbe.
E lo starnuto? Mannaggia, questo è proprio inevitabile, ma almeno il caso volesse farmelo sentire durante le Variazioni su un tema di Haydn (Bramhs), e non sul dolce Andante di Mendelssohn. E poi, suvvia, come diavolo ti viene in mente, signore distinto di mezza età, di portare il tempo con il tacco della tua scarpa? E a te, rispettabile ed elegante signora sulla cinquantina, pare proprio il caso di canticchiare la Pastorale con la Filarmonica del Lussemburgo ed Emmanuel Krivine che sono proprio lì apposta sul palco per farcele ascoltare?
Eddai, almeno Beethoven aveva questo vantaggio!

domenica 8 febbraio 2009

Innamorati della cultura

«Un quartiere fatto di case e qualche servizio essenziale si chiama "quartiere dormitorio". Ciò che trasforma un luogo in cui "si dorme" in un luogo in cui "si vive" è la condivisione di un patrimonio culturale: questo hanno capito tutte le civiltà, dagli antichi greci ad oggi. In questo periodo di grandi difficoltà finanziarie la cultura sembra un bene superfluo, ma difendere la cultura significa difendere la nostra identità e riconoscere la nostra storia come esseri umani».

Questo l'incipit del manifesto di "Innamorati della Cultura", iniziativa torinese scaturita dall'incontro tra l'assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva e oltre 400 operatori culturali piemontesi. Le necessità delle nuove politiche culturali in tempo di crisi impongono di - dice Gianni Oliva - «sforzarsi di trovare modelli che, a fronte di risorse ridotte, permettano di mantenere un livello di qualità, di coniugare al meglio l'offerta con la domanda, di trasformare le associazioni in imprese culturali».

Nel primo pomeriggio incontro in Piazza Carignano, dove sarà possibile firmare per testimoniare la propria presenza e sostenere l'iniziativa, con spettacoli di musica, teatro, danza, teatro di strada nelle piazze e sotto i portici cittadini. In serata biblioteche, archivi, musei, teatri e gli altri luoghi della cultura saranno aperti e "animati" da incontri e spettacoli.

In occasione e a sostegno dell'iniziativa Innamorati della cultura il 14 febbraio 2009 alle ore 18, al Museo Nazionale del Cinema (Mole Antonelliana) nell'Aula del tempio, il complesso da camera "7/8" dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai suonerà musiche tratte da colonne sonore di celebri film, arrangiate da Andrea Ravizza. Ingresso libero.

Il Teatro Regio aderisce alla iniziativa INNAMORATI DELLA CULTURA di sabato 14 febbraio, giornata di sensibilizzazione ai valori della cultura, proponendo un concerto sinfonico e una intera giornata di visite guidate al teatro, con possibilità di assistere alle attività produttive del teatro, tra cui le prove del concerto e di spettacoli di danza e alcuni concerti di gruppi da camera.

Alle ore 20.30, concerto dell’Orchestra del Teatro Regio insieme a quella degli Studenti del Conservatorio “G. Verdi”, dirette da due direttori che si alterneranno sul podio: in programma, musiche immortali di Rossini, Schubert e Beethoven. Il programma del Concerto prevede in apertura la Sinfonia da L’italiana in Algeri, di Gioachino Rossini e opera prossimamente in scena al Regio. Seguirà la Sinfonia in si minore D. 759 ("Incompiuta") di Franz Schubert, in chiusura la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven.
Le attività della giornata al Regio sono tutte a ingresso libero. Per assistere al concerto si potrà entrare in Teatro a partire dalle ore 20 e fino a esaurimento dei posti disponibili.

L'invito è a partecipare a questa e alle altre numerose iniziative del 14 Febbraio, testimoniando quanto la cultura sia importante nella vita di ognuno.

Per il programma completo della manifestazione abicidi.it

B. S.

sabato 7 febbraio 2009

Il senso del ritmo

Un articolo tratto da Corriere.it (28/01) mette in evidenza quanto segue:

Il senso del ritmo si manifesta nei bambini prima di quanto si pensasse. Un team di ricercatori internazionali ha osservato le reazioni del cervello di un gruppo di bebè di due o tre giorni di vita per mezzo della risonanza magnetica e ha scoperto che i neonati riuscivano a seguire in modo coerente il ritmo della musica, reagendo quando la si interrompeva.

Per lo studio, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, sono stati esaminati 14 piccolissimi. Gli scienziati hanno osservato nel loro cervello un'attività elettrica simile a quella delle rispettive 14 madri (che li tenevano in braccio) esaminate simultaneamente durante una seduta in cui è stata suonata musica con un forte ritmo [I giovedì musicali ne avevano già parlato in questo post, N.d.A].

Le risonanze magnetiche al cervello hanno rivelato che i bebè seguivano il ritmo e, come chiunque ascolti della musica, hanno cominciato ad anticipare le note, aspettandosi che il batterista continuasse con lo stesso ritmo e reagendo se invece si interrompeva.

La scoperta potrebbe cambiare il modo in cui i medici considerano le abilità musicali dei bambini, ha dichiarato un o degli autori dello studio, Istvan Winkler della Hungarian Academy of Sciences di Budapest. Molti ricercatori hanno finora pensato che i bambini imparino la musica ascoltando gli adulti, ma la nuova ricerca suggerisce che il ritmo potrebbe essere un'abilità innata, «già scritta nel cervello umano». E sarebbe una qualità prettamente umana: non dipenderebbe dal fatto di sentire il battito del cuore della mamma o la sua voce quando il feto è ancora nell'utero. I ricercatori fanno infatti notare che i primati a noi più vicini, gli scimpanzè, sentono anch'essi il battito del cuore materno prima di nascere, e tuttavia non hanno il senso del ritmo.

venerdì 6 febbraio 2009

Numeri...

Siamo on line da 365 giorni: durante i quali abbiamo totalizzato 5330 accessi e scritto 184 post. Diponiamo di 35 contatti in mailing list, e nel frattempo... 3 di noi si sono laureati, 1 nostro amico è stato premiato per un video musicale, altri hanno cominciato a lavorare.
Abbiamo assistito agli interventi di Giangiorgio Satragni su Strauss, Maria Teresa Arfini su Mendelssohn, Liana Pueschel sul "caso Manon", Marco Leo su Donizetti, Benedetta Saglietti su Beethoven (abbiamo dimenticato qualcuno?), recentemente Marida Rizzuti ha preso il testimone insieme agli altri degli ultime puntate del seminario.
Ringraziamo tutti quelli che hanno continuato a leggerci!

giovedì 5 febbraio 2009

Erasmus Mundus

La Commissione Europea e l'EACEA hanno pubblicato l'invito a presentare proposte per l'attuazionedellaFinestra di cooperazione esterna Erasmus Mundus nell'annoaccademico 2009/2010. Attraverso tale programma d'azione comunitaria si intende promuovere la cooperazione istituzionale nel campodell'istruzione superiore tra l'Unione europea e i paesiterzi mediante la mobilità di studenti e di professori afini di studio, insegnamento, formazione e ricerca.I partenariati devono essere costituiti dagli istitutieuropei di istruzione superione in possesso di una «CartaErasmus» e da istituti di istruzione superione di paesiterzi riconosciuti e accreditati dalle autoritànazionali, fino a 20 soggetti partecipanti.
Sono ammessi a partecipare tre gruppi di paesi/regioni:
. i 27 Stati membri dell'Unione europea. i paesi candidati all'adesione (Croazia e Turchia) e i paesi aderenti allo SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia)
. i seguenti paesi terzi e regioni geografiche: Argentina, Brasile, Cina, Russia, India, Asia, repubbliche dell'Asiacentrale, America latina, Medio Oriente, area di vicinatomeridionale e orientale e Balcani occidentali.
Le sovvenzioni comunitarie contribuiranno a finanziare leseguenti tipologie di attività:
1. organizzazione di percorsi di mobilità individuale perstudenti e personale accademico di istituzioni di istruzione superiore
2. attuazione di seguenti percorsi di mobilità individuale:
. studenti: opportunità di mobilità a livelloprelaurea, di laurea di secondo livello, dottorato epost-dottorato,
. personale accademico: scambi didattici, tirocini ericerca.La durata prevista dei progetti non può superare i 48 mesie tutte le azioni dovranno svolgersi nel periodo 15luglio 2009 - 15 luglio 2013.,
Le proposte devono essere presentate entro e non oltre il*13 marzo 2009*.
Per ulteriori approfondimenti sulle linee guida per irichiedenti e l'apposito modulo di domanda, Si invitanole SS.LL a consultare il seguente sito web:http://eacea.ec.europa.eu/extcoop/call/index.htm.

mercoledì 4 febbraio 2009

PRIN 2009: "Profezia e disincanto"

Il progetto dal titolo Profezia e disincanto. Il futuro raccontato nelle arti narrativae drammatiche e musicali tra '500 e '900 in Europa è stato ideato dall'unità di ricerca di Torino nell'ambito del PRIN 2009. Programma completo in pdf.

Ecco un passo dell'abstract:

"Se il “tempo raccontato” – come ha scritto Paul Ricoeur – è un “vestito cucito di storie”, il futuro di cui ci parla la letteratura rappresenta lo scenario in cui si incontrano e si scontrano “la speranza e il timore, il desiderio e il volere, la preoccupazione, il calcolo razionale, la curiosità”. In questo senso, l’unità di ricerca di Torino intende studiare i molteplici significati che la letteratura, la musica e il teatro europei hanno associato alla rappresentazione del futuro dal xvi secolo a oggi. In particolare, l’indagine sarà incentrata sull’analisi dei concetti di profezia e di disincanto, e delle innumerevoli forme – apocalissi, utopia, palingenesi, rielaborazione del mito e così via – in cui scrittori, drammaturghi e compositori europei hanno declinato la scrittura del futuro.
Punto di partenza, e costante presupposto della ricerca, sarà l’interazione tra sviluppi teorici (nella filosofia e nella critica letteraria) e sviluppi creativi (nella scrittura di finzione) della rappresentazione del tempo negli intrecci e nelle trasformazioni e trasmigrazioni di generi letterari."
Tra i numerosi lavori su cui potrebbe incentrarsi la ricerca sono stati proposti, ad esempio: Macbeth di Shakespeare, Carmen di Bizet, Doktor Faustus di Mann, Il settimo sigillo di Bergman...

Si segnala inoltre il Convegno Storia e Narrazione che si terrà tra il 12 e il 13 febbraio  all'Università degli studi di Bari, nel corso del quale verranno discussi alcuni argomenti svolti dal PRIN 2006.

Mission: Impossible

Il Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica si è posto come obiettivo l'insegnamento pratico della musica nelle scuole: l'idea è quella di insegnare ai ragazzi a cantare e a suonare. Nella pagina web del Comitato, all'interno del sito del Ministero della Pubblica Istruzione, è stato pubblicato un programma in cui si enunciano i principi guida del suo operato e progetti.
Nel corso dell'ultimo incontro di seminario abbiamo letto questo piano generale, firmato dall'on. Luigi Berlinguer, e abbiamo avviato una discussione sui possibili sviluppi. In particolari ci siamo soffermati sul seguente passo:
"Le "indicazioni curriculari" del primo ciclo hanno recepito l'ingresso della pratica musicale fra le altre discipline. Ma tutto ciò non basta. Ora il grande passo è: dare esecuzione a quelle indicazioni, introdurre la figura dell'insegnante musicista, convertire l'insegnamento solo musicologico in apprendimento pratico, definirne i contenuti ed i metodi. Un obiettivo ambiziosissimo, nuovo."
Il nostro collega, dottor Luca Rossetto Casel, ci invia la sua riflessione in merito:
"Per me, quella della lettura è un'esperienza che rientra a pieno diritto nell'estetica kantiana del sublime. La pagina scritta – così come, più in generale, ogni altra forma di fruizione artistica, ma, io credo, con dalla sua un'immediatezza derivata da una consuetudine antica – pone talvolta il suo lettore di fronte allo spalancarsi di immensità attraverso le quali questi si trova, di colpo, catapultato nelle profondità del proprio animo; a leggere dentro di sé. Scoprendo, per esempio, che lo sgomento che si fa strada tra i versi dolorosi del secondo libro dell'Eneide va oltre la commozione, per quanto viva e profonda, per quanto etimologicamente intesa; che quello con cui Lucy chiude To the Lighthouse è il proprio grido, poche storie; e, ancora, che in ultima analisi è stato un bel colpo di fortuna aver ascoltato quella conversazione dal barile delle mele.
Già. Solo, a volte ci si scorda che – come insegna Arthur Machen nel suo bel The Great God Pan, l'incontro con il sublime non sia necessariamente piacevole. Perché l'Assoluto può dischiudersi in un baratro. A me lo ha ricordato, giovedì scorso, la lettura del manifesto programmatico (o come lo si voglia chiamare) del Comitato Nazionale per l'Apprendimento Pratico della Musica, a firma dell'onorevole Luigi Berlinguer.
Ed ecco, ancora una volta, la ben nota vertigine del sublime, il risvegliarsi di una sorgente segreta, lo sgorgare di sensazioni profonde. Non particolarmente appaganti, ma profonde. Troppo profonde per non condividerle, almeno in parte, nelle considerazioni che seguono.
- In primo luogo: quel "mission" – a me, almeno – fa paura. L'unica speranza, per quanto labile, è che voglia rappresentare un omaggio al recente genetliaco morriconiano; se poi costituisca effettivamente un omaggio è un altro discorso, ma... pazienza.
- Più seriamente. Direi che nella contrapposizione musicologia/pratica musicale si possa trovare un barlume di vero: se ci si riferisce alla situazione di quarant'anni fa. È infatti vero che, almeno per buona parte, la riflessione teorica dei progenitori nobili della categoria procedeva sostanzialmente senza effettivi contatti con la prassi, che lo studio si svolgeva perlopiù sulla partitura, senza tener conto più di tanto della messa in atto di quest'ultima. Ma, direi, si tratta di una concezione che costituisce solo una parte dell'attività critica e di ricerca odierna. Perché, allora?
- A me sembra che l'invito a una compenetrazione tra teoria e pratica, tanto cortesemente (?) e insistentemente rivolto, andrebbe rovesciato: perché sono dell'idea che sarebbe l'attività pratica ad aver bisogno - seriamente bisogno - di essere affiancata dalla riflessione teorica, aspetto che manca pressoché del tutto tanto nelle aule di scuola quanto in quelle dei Conservatori. E, sinceramente, non so in quale caso tale carenza sia più grave.
- Non posso esimermi dal rilevare – e ne approfitto per tirare le fila di questi miei spunti sparsi riportandoli nell'alveo della riflessione iniziale – come il comitato berlingueriano, sublime nel sublime, specchio che riflette uno specchio, mi riporti inevitabilmente alla memoria l'Azione Parallela di cacaniesca memoria.
Si sa se, per caso, sia disponibile un posto da segretario?".
Luca Rossetto Casel
 
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