sabato 28 febbraio 2009

Applaudire o non applaudire? Questo è il problema!

Di recente il pianista Emanuel Ax ha dato il via (da ascoltatore) sul Boston Globe a una crociata per "cominciare ad applaudire quando si vuole". L'articolo s'intitola: "Fare un rumore gioioso", riferendosi al fatto che le regole della pacifica convivenza in una sala da concerto dove si suona musica "eurocolta", "classica" o "forte" (secondo la dizione di Quirino Principe) prescrivono di non appplaudire fra un movimento e l'altro di una composizione.

La presa di posizione di Ax dalle colonne del Boston mi ha colpito in modo particolare, visto che provo quasi ogni giovedì mattina, insieme a Marida Rizzuti, a spiegare ai ragazzi delle scuole selezionate che vengono a trovare l'Orchestra della Rai durante le "prove aperte" quando "dovrebbero" - o quando "bisogna" - e quando "non dovrebbero" applaudire.
Gli studenti talvolta sgranano gli occhi sembrano perplessi...

Ecco Marida "all'opera" con i ragazzi dell'Istituto Comprensivo di Boves (CN)...


(foto tratta dal sito dell'istituto)


Senza condividere in toto la posizione di Ax, che mi sembra anche provocatoria, credo che abbiano in parte ragione questi ragazzi. C'è l'etichetta, d'accordo, e ci sono delle norme di comportamento: ma tutti sappiamo che alcune di queste imposizioni sono cadute in disuso.

Per esempio, il cosiddetto dress code, è ormai quasi completamente fuori combattimento. A quale concerto non si vedono ragazzi in jeans? Condivisibile o meno che sia l'usanza, soltanto 40 anni fa sarebbe stato impensabile!

La proposta di Ax è semplice: "dare il benvenuto all'applauso ogni volta che viene spontaneo" perché "sembra di esser costretti da qualche arcano obbligo a tacere, anche quando applaudire è ok". E' stato chiesto al pianista quale secondo lui sia l'origine di tale divieto: "ho chiesto ai più eminenti musicologi, ma nessuno di loro capisce chi sia il responsabile".

André Previn, direttore d'orchestra, aggiunge: "l'applauso può infastidirmi se stride col carattere del pezzo. Se applaudi dopo un lungo adagio di Bruckner, ti troverai in un grosso guaio. Ma se mi chiedete se applaudire tra un movimento e l'altro, come direttore, mi irrita, allora la risposta è: no!".

Di norma l'applauso è consentito all'opera dopo un'aria importante, e anche nel jazz gli ascoltatori di solito applaudono liberamente dopo un grande riff.  Mentre per quel che riguarda la musica sinfonica o da camera si attende che il comportamento del direttore d'orchestra o gli strumentisti dica inequivocabilmente (con il silenzio, o nel caso del direttore quando le sue braccia si sono fermate) che il brano è finito.

"Questo fa parte del rituale della musica, non della musica stessa - dice Ax - credo che non ci sia una 'regola' per quando applaudire, se siamo nel pubblico quasi sempre sappiamo quando è il momento giusto". Conclude quindi Ax: "I veterani delle sale da concerto osserveranno il rigoroso silenzio al quale sono abituati, ma è ora che comincino ad abituarsi a tollerare quelli cui l'applauso sorge dal cuore dopo un movimento".

Se le riflessioni di Ax o il post non hanno soddisfatto la vostra curiosità: la discussione è continua anche qui ().
La migliore, e più esilarante, lettura da farsi in proposito è, senza ombra di dubbio, l'articolo "Let's Ban Applause!" scritto da Glenn Gould nel 1962, contenuto nella miscellanea di scritti "The Glenn Gould Reader".


Benedetta Saglietti

Posta un commento
 
Licenza Creative Commons
Questo blog di Benedetta Saglietti e Liana Puschel è sotto Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0

I materiali sono pubblicati a scopo di studio, critica e discussione, senza finalità commerciali, e saranno rimossi su richiesta del proprietario del copyright.

Any material on these pages is included as "fair use", for the purpose of study, review and critical analysis, and will be removed at the request of copyright owner.