venerdì 4 luglio 2008

Maria di Nazareth Superstar

I rapporti tra Chiesa e teatro musicale in molte occasioni sono stati tormentati: censure, interdizioni e minacce hanno colpito diversi compositori. Ciò non significa che i musicisti abbiano rinunciato a mettere in scena episodi tratti dai testi sacri o dalla vita dei santi. Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns, Salomé di Richard Strauss, Le martyre de St. Sébastien di Claude Debussy sono solo alcuni esempi.

In questi giorni, teatro musicale e Chiesa hanno trovato piena concordia. Martedì 24 giugno, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, ha avuto luogo la prima mondiale del musical Maria di Nazareth... una storia che continua. Il lavoro, che conta con il patrocinio della Santa Sede, è stato scritto da Maria Pia Liotta (l'ideatrice) e da Adele Dorothy Ciampa per le musiche di Stelvio Cipriani. Non è la prima volta che un musical ha l’approvazione del Vaticano: già Jesus Christ Superstar di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber (1970) e Godspell di Stephen Schwartz e John-Michael Tebelak (1971) furono ben accolti.
L’accettazione di tali lavori è in parte determinata dalla loro capacità di divulgare la fede cattolica a un largo pubblico (anche se non sempre questo è stato il proposito degli autori). Questa stessa funzione era svolta dalle opere e zarzuelas composte nel secolo XVIII dai missionari in America. Le composizioni dovevano servire a introdurre gli indigeni ai misteri della religione, per questo motivo venivano composte nelle lingue locali e interpretate dagli stessi indigeni. Per rendere il contenuto più vicino al pubblico, sia l’argomento sia lo scenario includevano elementi del mondo indigeno: archi di fiori e piante selvatiche, frutti tropicali e animali riempivano la scena. Oltre a svolgere un compito evangelizzatore, le composizioni erano anche un mezzo per promuovere l’operato dei missionari. Quando un’autorità si recava in visita presso le reducciones, le opere venivano cantate in spagnolo o in italiano: il fatto che un indigeno riuscisse a commuovere pur cantando in una lingua a lui ignota, dimostrava che anche lui aveva un’anima.
Anche oggi la Chiesa cerca di diffondere il suo messaggio con un linguaggio che spera vicino ai destinatari, servendosi della figura di Maria come ai tempi dell’Inca Garcilaso: “(...) un frate della Compagnia di Gesù compose una commedia in lode della nostra signora la Vergine Maria e la scrisse in lingua Aymarà” (Comentarios Reales). Quali risultati (artistici e spirituali) otterrà?
L. P.
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