lunedì 18 febbraio 2008

Il tango di Musetta

In un bistrot del Quartiere Latino, Musetta si alza e intona il suo walzer. Allora la sua bellezza la fa risplendere da capo e pié: Marcello non resiste oltre e soccombe ai suoi incanti. Il loro amore turbinoso procede con ascese e ricadute, finché, sul finale del terzo atto della Bohème, la loro situazione sembra raggiungere pace e serenità. Vivranno poi felici e contenti? Il pesante sipario impedisce di sbirciare nel loro futuro.

Forse ripensando a questi due personaggi, una notte di musica e di ginebra, il poeta José Gonzáles Castillo immaginò una figlia nel loro futuro, che sarebbe andata a vivere a Buenos Aires e che al walzer avrebbe preferito il tango. È certo che si ispirò alle opere di Giacomo Puccini quando scrisse il tango Griseta.

Griseta

Mezcla rara de Museta y de Mimí
con caricias de Rodolfo y de Schaunard,
era la flor de París
que un sueño de novela trajo al arrabal...
Y en el loco divagar del cabaret,
al arrullo de algún tango compadrón,
alentaba una ilusión:
soñaba con Des Grieux,
quería ser Manon.

Francesita,
que trajiste, pizpireta,
sentimental y coqueta
la poesía del quartier, (...)

Y una noche de champán y de cocó,
al arrullo funeral de un bandoneón,
pobrecita, se durmió,
lo mismo que Mimí,
lo mismo que Manón.

Strana mescolanza di Musetta e di Mimì,
con carezze di Rodolfo e di Schaunard,
era il fiore di Parigi
che un sogno di romanzo portò in periferia...
E nel folle turbinare di un cabaret,
la ninna nanna di qualche tango presuntuoso,
incoraggiava un’illusione:
sognava Des Grieux,
voleva essere Manon.

Francesina
che hai portato, disinvolta,
sentimentale e vezzosa
la poesia del quartier,(...)

E una notte di champagne e di cocaina
con la ninna nanna funerea di un bandoneón,
poveretta, si addormentò,
così come Mimì,
così come Manon.


Al di là di ogni fantasiosa congettura, le parole di questo tango testimoniano la fortunata diffusione delle opere del musicista lucchese nella capitale argentina. Nel giugno 1905 il maggiore giornale argentino, La Prensa, aveva invitato Puccini ad attraversare l'Oceano Atlantico in compagnia di Elvira per visitare Buenos Aires. Il compositore si recò nella capitale per sovrintendere la messa in scena di alcune delle sue opere, e in particolare la nuova versione di Edgar. Il suo arrivo fu un vero e proprio evento: durante il soggiorno di due mesi, Puccini fu perseguitato dai giornalisti e partecipò a una settantina di banchetti (più di uno a sera!).

In quei giorni, probabilmente, il musicista ebbe modo di conoscere i ritmi e le melodie locali, che echeggianti nella memoria gli ispirarono qualche anno dopo il “Piccolo tango per pianoforte”. In realtà l’attribuzione di questo brano è molto dubbia e forse non si riuscirà mai a verificarne la paternità; in ogni caso Puccini non sarebbe stato l’unico compositore a misurarsi, a inizio secolo, con il tango. Infatti nel 1914 Erik Satie scrisse Le Tango (perpétuel), seguito da Igor Stravinsky con il suo Tango (1918) e da Darius Milhaud con il Tango Des Fratellini (1919).

Liana Püschel

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