lunedì 12 gennaio 2009

Neefe, Beethoven e gli Illuminati: dov'è la notizia?

E' apparso di recente su La Stampa un articolo, ripreso dalla rivista online Slate, a proposito dei rapporti tra Beethoven e Christian Gottlob Neefe. Tuttavia non c'è alcuna nuova "sensazionale" traccia per la genesi della IX Sinfonia; anche l'appartenenza di Neefe all'Ordine degli Illuminati ormai da tempo non era un mistero.
Infatti, un libricino intitolato Christian Gottlob Neefe und die Bonner Illuminaten di Alfred Becker, stampato a Bonn per l'editore H. Bouvier, aveva già preso in considerazione l'argomento nel 1969.
Beethoven massone e la massoneria
E' risaputo che Beethoven pensasse all'Ode "alla gioia" (in un primo tempo intitolata "alla libertà") di Schiller in tempi remoti rispetto alla data di composizione della Nona Sinfonia.
Alberto Basso, nell'encomiabile (ma ormai purtroppo fuori commercio) L'invenzione della gioia (p. 435), riporta una lettera del 1793 di Bartholomaeus Ludwig Fischenich, professore di diritto civile all'Accademia ("antenata" dell'università) di Bonn e amico di Schiller, in cui scriveva che Beethoven aveva intenzione di mettere in musica anche l'Ode "alla gioia". In un quaderno di abbozzi del 1798-1799 si trova già un verso dell'An Die Freude con tanto di melodia (Basso, ibid.) Purtroppo però non c'è traccia che sia stato davvero Neefe a dare questo suggerimento a Beethoven che, nel frattempo, era partito alla volta di Vienna il 2 novembre 1792.
Giustamente il giornalista scrive: "Was Beethoven recruited to the order? No — the Illuminati dissolved in 1785, when he was 14", e poco oltre "Beethoven was as promising as young people get. So did Neefe inculcate this student? Surely he did."
Perché tanta sicurezza in queste affermazioni? C'è qualcosa che l'autore dell'articolo non dice... che però scrive Maynard Solomon, nel suo famoso Beethoven, la vita, l'opera il romanzo familiare, tradotto in italiano nel 1996:
"Gli Illuminati di Bonn, temendo una repressione, disciolsero il gruppo sostituendolo con un'altra associazione la Società di lettura, fondata nel 1787, tra cui c'erano molti ex-illuminati", (M. Solomon, Beethoven, p. 45).

La stessa Società di lettura che nel 1790 commissionò a Beethoven la Cantata per la morte di Giuseppe II. Beethoven ebbe allora contatti con la massoneria a Vienna?
Ci viene di nuovo in aiuto Basso: "il nuovo imperatore Francesco II ottenne con la Dieta di Ratisbona nel 1794 la soppressione della massoneria e delle altre società segrete" (Basso, p. 436). Però anche Haydn e Schuppanzigh erano massoni!
Non si tratta comunque di una conquista recente, perché a partire dal 1933, ci sono stati alcuni  studi sulla presunta vicinanza di Beethoven alla massoneria. Beethoven massone
E allora? Chi ha fatto conoscere a Beethoven l'Ode alla gioia? Forse Neefe, anche se non abbiamo alcuna certezza in merito.
Basso ammette comunque, molto più cautamente degli articoli sopra citati, che: "l'impulso a voler mettere in musica l'ormai ben nota ode non dovevano essere estranee le relazioni che Beethoven aveva intrattenuto, e ancora intratteneva, con alcuni circoli massonici: dell'Ordine aveva fatto parte il primo maestro di Beethoven a Bonn, Neefe", (Basso, p. 435).

Se volessimo sostenere la vicinanza e la simpatia di Beethoven verso i liberi muratori, l'unico dato sicuro, perché restano alcune lettere - ed è sempre Basso a informarci -, non dovremmo tirare in ballo Neefe, ma scomodare l'amico Franz Gerhard Wegeler, che tornato a Bonn, dopo aver studiato a Vienna, aveva provveduto - con alcune modifiche al testo di Matthison - a far diventare l'Opferlied il canto della loggia massonica di Bonn.
ILLUMINISMO MUSICALE
Benedetta Saglietti
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