sabato 17 maggio 2008

Quando tornerà Marlborough?

Spesso le canzoni infantili prendono spunto da quesiti sconcertanti. In Italia i bambini si domandano come faccia il coccodrillo quando sta tranquillo (purtroppo non c’è nessuno che lo sa). Da secoli, in Francia, in Inghilterra e nei paesi di lingua spagnola i bimbi si chiedono quando tornerà dalla guerra il duca di Marlborough: “Malbrough s'en va-t-en guerre,/ on n' sait quand il reviendra.”, “Mambrú se fue a la guerra,/ no sé cuando vendrá.” “Malbrook the Prince of Commanders/ Is gone to war in Flanders,/ His fame is like Alexander’s,/ But when will he ever come home?”.
Ma chi era il Duca? Si tratta di un personaggio storico: John Churchill, primo duca di Marlborough, e comandante delle truppe inglesi durante la battaglia di Malplaquet (11 settembre 1709). Questa battaglia, che ebbe luogo durante la guerra di successione spagnola, fu una delle più sanguinose del secolo XVIII: nonostante gli inglesi avessero vinto, le perdite del Duca furono così pesanti che egli non ricevette alcun riconoscimento in patria. In Francia invece si diffuse la diceria che egli fosse morto, e in suo onore fu composta la canzoncina burlesca Mort et convoi de l’invincible Malbrough.
Per decenni la canzone rimase nel patrimonio popolare, senza lasciare alcuna traccia di sé, finché negli anni ’80 del Settecento acquisì improvvisamente un’enorme diffusione. All’epoca il compositore Carl Stamitz si trovava a Parigi e usò la melodia per concludere la sua Sonata in Re maggiore per Viola e Viola d’amore. Anche la regina Marie Antoinette fu conquistata dalla canzoncina, e si narra che la cantasse di frequente rendendola un pezzo alla moda nella corte di Versailles. La sua popolarità fu tale che diede il nome a sete, cappelli, carrozze e minestre; le parole furono trascritte su ventagli, porcellane e giocattoli.
Dopo la rivoluzione francese la canzoncina perdette progressivamente notorietà, anche se si racconta che Napoleone amasse fischiettarla. Forse Beethoven era a conoscenza di questa indiscrezione quando compose La Vittoria di Wellington (1813) per commemorare la vittoria ottenuta dal Duca di Wellington sull’imperatore francese nel giugno 1813: il compositore scelse la melodia di Mort et convoi de l’invincible Malbrough per rappresentare i francesi, e quelle di Rule Britannia e God save the King per gli inglesi.
In Inghilterra alla melodia di Malbrough s'en va-t-en guerre venne adattato il testo “For he’s a jolly good fellow” ("Perché è un bravo ragazzo..."). Una traduzione molto libera dal francese venne fatta solo nell’Ottocento, per mano del poeta americano Longfellow, quando ormai la battaglia di Malplaquet era solo un lontanissimo ricordo. In ogni caso il poeta cambiò il nome del Duca per non mettere in ridicolo l’esercito inglese.
In Spagna questo brano popolare ebbe una fortuna molto diversa. Le parole furono presto tradotte e il nome del Duca venne storpiato in Mambrú; la melodia fu sostituita da un’altra di provabile origine araba. Mambrù se fue a la guerra divenne un pezzo da cantare mentre si giocava al gioco del mondo. Sotto questa forma attraversò l’oceano e ancora oggi è possibile ascoltarla nei cortili di tutto il Sud America. Nel 1947, il compositore Alberto Ginastera introdusse la melodia nel suo Rondó sobre temas infantiles argentinos Op. 19, e in questo modo “Mambrù” entrò ancora una volta nel mondo della musica colta.
Ormai non sono in molti quelli che ricordano le battaglie del Duca di Marlborough, tuttavia, nonostante da secoli una canzoncina contagiosa annunci la sua morte, il suo nome si trasmette di generazione in generazione ispirando musicisti e poeti. Tra questi forse l’ultimo è stato il poeta uruguayano Mario Benedetti, che nella sua poesia “Il ritorno di Mambrú” descrisse in questo modo l’andata del duca in guerra: “Quando Mambrú andò in guerra, portava un piccolo cuscino e un cavatappi./ Il cuscino per riposarsi dopo le battaglie e il cavatappi per stappare le effimere vittorie”.

Liana Püschel

Per avere un'idea aprossimativa dei pezzi, ecco alcuni link utili: La Vittoria di Wellington, Rondó sobre temas infantiles argentinos
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