sabato 26 aprile 2008

Musica per fare l'amore

L’ascolto tabù e... gli amori di Brahms

Estratto della relazione presentata dall’autore alla conferenza internazionale sull’ascolto “disattento”. Il testo completo, insieme ad altri saggi e ad articoli recenti, uscirà entro la fine dell’anno nel volume L’ascolto tabù, edito da Arcana.

Ci sono migliaia di lavoratori intellettuali che ascoltano la radio mentre lavorano. Notizie, commenti e discussioni, e musica: classica, jazz, world music, canzone d’autore, rock e pop. Questa pratica è considerata comune da chiunque. Però, quando mi capita di discutere l’uso della musica da parte dei giovani, e specialmente in ambiti accademici, se l’argomento è la popular music o il paesaggio sonoro (o “l’inquinamento musicale”), le prime cose che sento dire dagli altri partecipanti (che farei fatica a distinguere dalla folla di quei “lavoratori intellettuali che ascoltano la radio”) sono di questo tenore: «Sentono musica mentre studiano o fanno i compiti!», «Siete mai stati in quei negozi che frequentano? Con quel volume assordante?» «Escono, si mettono la cuffia, e vanno in giro, e prendono il tram ascoltando musica». Poveri adolescenti devastati!
Quello che mi affascina di più, però, è il modo in cui l’“attenzione” diventa il nucleo teorico di queste affermazioni. Forse perché è così difficile ottenere attenzione dagli adolescenti, da parte degli adulti. Quindi il problema è l’attenzione, ed è anche un problema musicale.
La musica è arte in quanto vi si presta attenzione, e il luogo canonico di questo comportamento adeguato è la sala da concerto. Adorno incombe. Di conseguenza, qualunque comportamento diverso da quello non merita neppure di essere discusso, se non per consegnarlo alla spazzatura della cattiva musica e dell’inquinamento musicale. È un tabù. In queste occasioni molte volte mi sarebbe piaciuto discutere di un altro tabù, che non è mai stato sospettato (davvero?) da questi “genitori musicologici”: il fatto che così tante persone, dall’adolescenza a un’età più che adulta (includendo i figli di quei genitori e – chissà? – i genitori stessi), ascoltano musica mentre fanno l’amore, durante rapporti sessuali.
Non so se esistano teorie o ricerche specifiche sull’argomento ma sono sicuro che esistono teorie “folk”. Mi ricordo di aver sentito più volte giudizi su album particolarmente adeguati allo scopo (sembra che The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd sia uno dei preferiti), e mi incuriosiscono i rapporti fra le implicazioni musicologiche e sessuologiche della durata di un album: forse il rock psichedelico e il progressive (con i loro pezzi o le suite che duravano un’intera facciata) erano amati proprio per questo? Cosa vuol dire “davvero” long playing? Le cassette (con l’autoreverse) hanno avuto successo per lo stesso motivo? […]
Di nuovo, dal sottofondo dei nostri pensieri, emerge la questione dell’attenzione. Che tipo di attenzione è, in questo caso? Ho sentito di musicisti (o, comunque, persone “musicali”) che potevano “farlo” con certi generi musicali, ma non con altri: ho trovato interessante che fra questi ultimi, insieme a esempi che avrei certamente potuto prevedere (come il Trio per archi di Webern, di adorniana memoria), alcuni includessero “tutta la musica di Bach”, aggiungendo che in quel caso la logica rigorosa dello sviluppo contrappuntistico era così avvincente da impedire di interessarsi ad altro.
Apparentemente, una testimonianza a favore della tesi che la musica esige un ascolto adeguato, quindi una conferma delle teorie di Adorno e un invito a evitare gli ascoltatori strutturali come partner sessuali. O, forse, una prova della validità della tipologia di Besseler, col sottinteso che in certe circostanze l’ascolto passivo (tipico della musica romantica) è più adatto del verknüpfendes Hören. O (chi può dirlo?) il suggerimento che per questo tipo di musica di sottofondo l’ascoltatore occidentale fa riferimento a un’enciclopedia semantica basata sui cliché della musica da film; e viene da domandarsi se una scena d’amore accompagnata dal Trio di Webern o da un canone delle Variazioni Goldberg in un film di grande successo potrebbe improvvisamente causare un cambiamento nelle preferenze del pubblico degli ascoltatori/amanti.
Franco Fabbri



I Sestetti per archi e gli amori di Brahms

[...] parliamo di un vecchio film di Louis Malle intitolato Les amants. La pellicola ha giusto cinquant’anni e racconta la storia d’amore di una ricca borghese, Jeanne Moreau, sconvolta dall’incontro con un giovane incontrato per caso durante un viaggio. Secondo Paolo Mereghetti il film rivisto oggi non è un granché, tuttavia Truffaut sosteneva che Malle avesse osato mostrare «la prima notte d’amore al cinema». Bisognerebbe chiedere a qualche esperto se Truffaut avesse ragione o meno, ma almeno un’altra dote capitale il film ce l’ha senz’altro. L’autore infatti ha indiscutibilmente scelto la musica migliore per esprimere l’ondata di sentimenti vissuti dalla protagonista nel corso della lunga scena d’amore al chiar di luna: il Tema con variazioni (Andante ma moderato) del Sestetto in si bemolle op. 18 di Johannes Brahms.
Sembra curioso che il musicista forse più condannato a reprimere i propri impulsi sentimentali abbia saputo invece, nella sua musica, esprimere il subbuglio interiore del suo cuore in forme imbevute di spirito classico, senza però congelare le emozioni in schemi rigidi e privi di vita. I due Sestetti per archi, che risalgono agli anni Sessanta e precedono i grandi lavori per orchestra, costituiscono forse i primi esempi di quel processo di rinnovamento della musica da camera che Brahms porterà avanti con successo nelle opere della maturità, trasformando il linguaggio di un genere ormai languente in un accademismo vuoto e retorico.
Malle comunque aveva visto giusto, scegliendo il Sestetto in si bemolle, perché la nuova maniera di sentire la musica di questa coppia di lavori dipendeva in qualche misura dal desiderio di esprimere un fondo di turbamenti erotici e sentimentali depositato nel fondo dell’anima del compositore tedesco. Non era tuttavia il primo quello più direttamente coinvolto negli amori del musicista, bensì il secondo, in sol maggiore. Il fervente tema secondario del movimento iniziale, infatti, è costituito da una serie di suoni che nella notazione tedesca formano la parola A-G-A-H-E, un riferimento nemmeno troppo nascosto al nome di Agathe von Siebold, il primo grande amore di Brahms.
Oreste Bossini

liberamente tratto da www.sistemamusica.it
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