martedì 19 ottobre 2010

Gardiner più rivoluzionario che romantico

Sir John Eliot Gardiner con la sua Orchestre Révolutionnaire et Romantique ha inaugurato la nuova stagione dei Concerti del Lingotto nei nomi di Schumann e Brahms: abbinamento tanto più attraente perchè nelle opere scelte i due sembravano richiamarsi e proseguire un dialogo interrotto solo dalla precoce scomparsa di Schumann.
Gardiner, dopo vaste esperienze rinascimentali e barocche, si è dato ormai a esplorare altre età musicali, sempre sotto il segno di una qualità sonora e una ricerca stilistica libere da ridondanze e pesantezze; ma nella musica dell'800 resta talvolta una certa asprezza di suono, una mancanza di sfumature specie in ottoni e timpani, che fanno sembrare questa rispettabile orchestra più «rivoluzionaria» che «romantica». Che non è sempre un male: ad esempio, l'ouverture Manfred di Schumann sotto la bacchetta dell'illustre maestro ha rivelato un volto nuovo, meno ripiegato e più vicino allo stile incalzante di Weber; ma la delicatezza elegiaca, i colori patinati e autunnali del Doppio Concerto di Brahms erano tutti in mano ai due solisti, il violino parlante di Thomas Zehetmair e il violoncello di Chritian Poltera, un po' meno sicuro ma altrettanto solidale nella tenerezza del canto; mentre la fonicità dell'orchestra era un po' troppo sgargiante, specie nelle trombe, «forti» anche in parti di puro sostegno armonico. Questa sonorità di primo piano si è sposata molto meglio con la Renana di Schumann, nell'impeto infuocato del primo movimento (con i passi rischiosi per i corni!) e nel grande quadro cerimoniale dell'Adagio.
Conclusione fuori programma l'Adagio del Concerto per violino di Schumann, con Zehetmair memorabile solista: pagina d'impressionante fissità, un canto a occhi chiusi e a fior di labbra, da cui Brahms, giusto lui, conserverà un piccolo frammento per una serie di variazioni.

Auditorium G. Agnelli del Lingotto
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Giorgio Pestelli, La Stampa, p. 38
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