domenica 15 agosto 2010

A qual fine si studia la Storia della musica? Dahlhaus e Zarlino

Il famoso articolo di Dahlhaus, apparso sul «Saggiatore musicale», XII, 2005, pp. 219-230, si poneva due domande:

(1) A quale scopo si insegna la storia della musica? quali valori può essa apportare alla formazione di uno studente non necessariamente proiettato verso la musicologia?

(2) Come e cosa insegnare per conseguire questo scopo e questi valori?

Qualche tempo fa Tarcisio Balbo ha divulgato questo brano, tratto dal terzo capitolo delle Istitutioni harmoniche (1558), di Gioseffo Zarlino.

A che fine la Musica si debba imparare

L'huomo bene istituito non debbe esser senza Musica; però douendola imparare, auanti che piu oltra passiamo, voglio che veggiamo qual fine egli si debba proporre, poi che intorno a ciò sono stati diuersi pareri; il che veduto, vederemo ancora l'vtile, che dalla Musica ne viene, et in qual maniera la douemo vsare.
Incominciando adunque dal primo dico, che sono stati alcuni, li quali hanno hauuto parere, che la Musica si douesse imparare per dar solazzo et dilettatione all''vdito; non per altra ragione, se non per far diuenir perfetto questo senso, nel modo che diuenta perfetto il vedere, quando con dilettatione et piacere riguarda vna cosa bella et proportionata: Ma in vero non si debbe imparare a questo fine; imperoche è cosa da volgari et da meccanici: essendo che queste cose non hanno in se parte alcuna di virtuoso (ancora che acchetando l'animo habbiano del diletteuole) et sono cose da huomini grossi, li quali non cercano se non di satisfare al senso, et a questo solo fine attendono.
Altri poi voleuano, che ella s'imparasse, non ad altro fine, se non per esser posta tra le discipline liberali, nelle quali solamente i nobili si essercitauano; et per che dispone l'animo alla virtù, et regola le sue passioni, con auezzarlo a rallegrarsi, et a dolersi virtuosamente, disponendolo alli buoni costumi, non altramente di quello, che fa la Ginnastica il corpo a qualche buona dispositione et habitudine; et anche a fine di potere con tal mezo peruenire alla speculatione di diuerse sorti di harmonia: poi che per essa l'intelletto conosce la natura delle musicali consonanze.
 Et quantunque questo fine habbia dell'honesto, non è però a bastanza: imperoche colui il quale impara la Musica, non solo l'impara per acquistar la perfettione dell' intelletto; ma per potere, quando cessa dalle cure et negocij si del corpo, come dell' animo; cioè quando è in ocio, et fuori delle cottidiane occupationi, passare il tempo, et trattenersi virtuosamente; accioche rettamente et lodeuolmente viuendo lontano dalla pigritia, per tal mezo douenti prudente, et trappassi poi a fare cose migliori et più lodeuoli. Il qual fine non solo è degno di laude et honesto, ma è il vero fine; percioche non fu ritrouata la Musica, ouero ordinata ad altro fine, se non a quello, ch'habbiamo mostrato di sopra; si come nella sua Politica il Filosofo lo manifesta, adducendo et raccontando molte autorità di Homero. Onde meritamente gli antichi la collocorno nell'ordine di quelli trattenimenti, che serueno a gli huomini liberi, et tra le discipline lodeuoli, et non tra le necessarie, si come è l'Arithmetica; ne anche tra le vtili, come sono alcune, le quali sono per l'acquisto solamente de beni esteriori, che sono li denari, et l'vtile della famiglia; ne tra alcune altre, le quali serueno alla sanità del corpo, et alla fortezza, come la Ginnastica; che è un'arte appartinente alle cose, che giouano a far sano et forte il corpo, come è fare alla lotta, lanciare il palo, et altre cose, che appartengono all'essercitio della guerra.
Si debbe adunque imparar la Musica, non come necessaria: ma come liberale et honesta; accioche col suo mezo possiamo peruenire ad vn'habito buono et virtuoso, che ne conduca nella via de buoni costumi; facendone caminare ad altre scienze più vtili, et più necessarie; et ne faccia trappassare il tempo virtuosamente: et questo debbe essere la principale, o vltima intentione, che dire la vogliamo. Ma in qual modo habbia possanza d'indur nuoui costumi, et muouer l'animo a diuerse passioni, ne ragionaremo in altro luogo.
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