Far precedere le trasmissioni da un minimo di introduzione (ma proprio un minimo!) sarebbe stato utile: negli ultimi dieci, quindici anni l'opera si è progressivamente (bel progresso!) eclissata dai palinsesti televisivi - ecco perché si chiamano così, per trovare qualcosa bisogna grattare, grattare fino in fondo... La maggior parte del pubblico non ha alcuna familiarità con i linguaggi, le meccaniche, i tempi del teatro musicale. Et cetera, il resto nol dico...
Però neanch'io credo che il problema sia la mancanza di preparazione del pubblico, in questo caso: ho trovato invece che tutti quei tagli, aperti per adeguare la nostra opera a una fruizione televisiva, producessero l'effetto opposto, rendendo difficile e un po' faticoso seguire lo spettacolo e lo sviluppo della trama. Di tutti i recitativi - che sono poi le uniche parti in cui la gente ha modo di capire davvero le parole, e dunque cosa succede - ne sono stati conservati due soltanto: nel contesto generale, facevano un effetto stranissimo e straniante, sembravano scollegati da tutto il resto. Credo che l'effetto "urlo" percepito da molti derivasse proprio dal susseguirsi continuo, senza soluzione di continuità, di numeri cantati da capo a fondo... Per di più, con un'invenzione melodica come quella rossiniana, che sembra non fermarsi mai! È venuta a mancare la dinamica interna della drammaturgia: il movimento incessante genera senso di staticità.
Poi mi sarebbe piaciuta una maggior varietà nelle ambientazioni: in fondo di Torino s'è visto poco. Ho trovato bellissimi i cartoni animati, però!
Con tutto questo, a me nel complesso questa Cenerentola è piaciuta. L'ho trovata meno riuscita delle opere di questo tipo realizzate in precedenza, che credo si prestassero meglio all'operazione.
Luca Rossetto Casel
Altre opinioni: Roberto Mastrosimone e Susanna Franchi


