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giovedì 8 maggio 2014

Presentazione di "Sotto la volta celeste. Beethoven e l'immaginario pastorale"

Libreria Feltrinelli - p.zza C.L.N., 251 - TORINO
Mercoledì 14 maggio 2014, ore 18:00

 Alberto Rizzuti 


SOTTO LA VOLTA CELESTE 

Beethoven e l'immaginario pastorale

 (Roma, Aracne, 2014) 



La Sinfonia Pastorale è una partitura che continua a suscitare molti interrogativi, tanto che a due secoli dal suo varo non si dispone ancora di un’edizione critica. Partendo dall'identità sfuggente di un uccello ineffabile, il libro sonda alcuni aspetti di un capolavoro collocato al centro di una costellazione di opere in cui si riflettono diversi aspetti della vicenda artistica ed umana di Beethoven.


 Intervengono Susanna Franchi e Giorgio Pestelli



domenica 16 ottobre 2011

L'orologio di Beethoven come nuovo

L'orologiaio genovese Armando Orlandi è andato in missione al Beethoven-Haus per ripare la pendola di Beethoven. Qui il racconto dell'avventura lvbeethoven.it
Qui una foto d'epoca beethoven-haus-bonn.de e degli aneddoti interessanti sulla vita quotidiana del compositore

mercoledì 21 settembre 2011

Il primo festival dedicato a Beethoven a Chicago

Il progetto di George Lepauw & Co.

È completamente diverso da qualsiasi altro, questo primo Beethoven Festival (14/18 settembre), nato da una costola dell'International Beethoven Project. Innanzitutto, la pazza idea: mettere insieme la musica, l'arte figurativa, il video, una masterclass, una tavola rotonda sull'iconografia e pure un assaggio di balletto dedicando 5 giorni e 5 notti non-stop a Beethoven. Come?
Leggi su Il Giornale della Musica

Ph. credits: Michael Sullivan msullivanart.com

lunedì 30 maggio 2011

Uno sguardo su Beethoven

Colloquia
SEMINARIO DI STUDI GERMANICI

martedì 7 giugno 2011, ore 18.15
presso la biblioteca del Goethe-Institut
Piazza San Carlo 206, I piano Torino

Uno studio sull'iconografia
Edt-De Sono 2010 

a cura di Benedetta Saglietti

ingresso gratuito

venerdì 20 maggio 2011

Tutto è connesso 2 a Rivoli: il buco col pianoforte intorno

Il Castello di Rivoli presenta al pubblico tutto è connesso 2 (a cura di Beatrice Merz), un nuovo allestimento della collezione permanente, in continuità con la più ampia ridefinizione degli spazi dedicati alla precedente mostra tutto è connesso.
La rassegna, che si tiene nelle sale storiche al primo piano della Residenza Sabauda, è stata ideata come ulteriore riflessione sul percorso espositivo basato sulle opere della collezione. Come ormai tradizione del Museo, le opere sono state allestite con il determinante contributo degli artisti, dialogando con la particolarità architettonica delle sale storiche del Castello.
© Jennifer Allora and Guillermo Calzadilla
tutto è connesso 2 offre al pubblico la possibilità di incontrare acquisizioni inedite o depositi a lungo termine mai esposti prima al Museo. 
Allora&Calzadilla presentano Stop, Repair, Prepare: Variations on Ode to Joy for a Prepared Piano (Fermati, ripara, prepara: variazioni all’Inno alla Gioia per un pianoforte modificato) del 2008, ambiziosa performance che viene eseguita nella sala 14 durante gli orari di apertura del Museo dal 23 maggio al 12 giugno 2011.
Il duo di artisti presenta un pianoforte che "si fa" scultura grazie a un foro al centro dello strumento nel quale suona il pianista (a Rivoli, Luca Ieracitano).

La performance di Allora&Calzadilla è stata presentata per la prima volta in un programma del MoMA di New York intitolato “The Performance Exhibition Series”, iniziato a gennaio 2009 e conclusosi a gennaio 2011.

Style: Lo spettacolo al MOMA

Video 1:  Stop, Repair, Prepare (You tube)

Video 2 (live): Variations on Ode to Joy for a Prepared Piano

martedì 5 aprile 2011

Beethoven secondo me: i ritratti più celebri

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo a Beethoven, ci vengono in mente alcune immagini.  Non sempre ne siamo consapevoli, ma queste sono frutto di una selezione che si è andata consolidando nel corso del tempo, soprattutto dopo la morte del compositore. 

Domandando a quali ritratti corrisponda maggiormente la nostra idea di Beethoven, i più conosciuti sono:  i più i celebri
Joseph Karl Stieler - Beethoven con il manoscritto della Missa Solemnis, 1820, olio su tela, Beethoven-Haus, Bonn


August von Klöber, studio preparatorio del volto di Beethoven, disegno a matita su carta 1818, Beethoven-Haus
    Ma il "vostro" Beethoven, qual è? 

    Secondo il sondaggio il ritratto più famoso di Beethoven è quello di Stieler, seguito dall'interpretazione di Mähler del 1815.

    giovedì 3 marzo 2011

    L'ultimo Beethoven

    Giovedì 10 marzo 2011 h. 16

    Aula seminario Musica (Palazzo Nuovo, VI piano)

    Presentazione del libro

    L’ultimo Beethoven. Musica, pensiero, immaginazione 
    di Maynard Solomon
    Carocci 2010  

    a cura del Prof. Alberto Rizzuti


    Seguirà discussione sull'ultima Sonata per violino e pianoforte op. 96

    martedì 28 dicembre 2010

    Se Beethoven somiglia alla sua musica


    Dall'Introduzione di Giorgio Pestelli a Beethoven, ritratti e immagini.  Uno studio sull'iconografia, collana De Sono Tesi, Torino, EDT 2010, pp. 256. In libreria a gennaio 2011.

    È comune constatare la distanza che separa la fama immensa di Beethoven, la diffusione universale della sua musica, dalla penuria di conoscenze reali sulla vita e il carattere personale dell'uomo; intorno al quale, oltre alla barriera fisica della sordità (che lo isola completamente dal mondo solo nell'ultimo decennio), i posteri hanno a disposizione una serie di avvenimenti non molto appariscenti, dati isolati fra zone vuote, rapporti con il prossimo tutto sommato normali; certo, con le debite eccezioni di trasporti amorosi (poco documentati), vere amicizie e di qualche impennata in questioni famigliari; ma tutto scompare di fronte alla presenza dell'opera musicale, alla forza di rappresentazione che ne emana; tanto che, come notato da alcuni studiosi, molti tratti considerati peculiari dell'uomo in realtà sono stati desunti dai caratteri della sua musica; le testimonianze epistolari e diaristiche stanno un gradino sotto la verità e la plenitudine che ricaviamo dall'opera; se vogliamo toccare con mano Beethoven lo cerchiamo lì, dove la verità poetica ha emarginato la comune verità biografica.
    A un primo sguardo, l'iconografia beethoveniana sembra aver seguito in linea generale una simile soggiacenza al fascino dell'opera musicale; le immagini che la tradizione ci ha consegnato sembrano in alcuni casi il prodotto di una sorta di "critica fisiognomica". Ora, l'originalità della ricerca di Benedetta Saglietti è quella di non essersi lasciata influenzare dall'impostazione più facile delle corrispondenze per seguire la via della filologia più rigorosa, ricostruendo il percorso seguito da disegni, stampe, dipinti, sculture in un tessuto di occasioni e rapporti sociali che finiscono con l'arricchire la stessa conoscenza biografica e umana del compositore. portrait images iconografia beethoveniana

    venerdì 14 maggio 2010

    Notizie beethoveniane III: un italiano al Beethoven-Haus

    Il vernissage della nuova esposizione temporanea che si aprirà al Beethoven-Haus e resterà visitabile fino al prossimo 5 settembre, si terrà il 18 maggio alle 18 (Bonngasse 24-26, Bonn). La mostra è dedicata al grande biografo beethoveniano Alexander Wheelock Thayer (1817-1897), di cui il Beethoven-Haus conserva alcuni cimeli, integrati per l'occasione dalla cospicua collezione personale di Luigi Bellofatto.
    Studioso di Thayer, conosciuto nel mondo beethoveniano per gli articoli che ha pubblicato sui Bonner Beethoven-Studien, sul Beethoven Journal e sull'Harvard Magazine, Bellofatto è probabilmente il primo italiano ad avere l'onore di inaugurare una mostra al Beethoven-Haus. Al discorso introduttivo, che egli terrà insieme a Michael Ladenburger (direttore del museo del Beethoven-Haus) e Philipp Adlung, seguirà un breve concerto.

    Guida (inglese) all'esposizione.

    sabato 10 aprile 2010

    Notizie beethoveniane II: il manoscritto delle Variazioni Diabelli

    Nel 2009 il Beethoven Haus, grazie al supporto di 3000 donatori e diversi altri importanti sponsor, è riuscita ad acquistare l'ultimo grande autografo esistente delle 33 Variazioni su un valzer di Diabelli op. 120. Il manoscritto autografo consta di 42 fogli, 81 pagine manoscritte che mostrano compiutamente il processo compositivo e la sua revisione in itinere. L'acquisizione è stata ampiamente documentata.
    © immagine Beethoven-Haus, Bonn
    Cliccando sopra l'immagine il manoscritto è integralmente consultabile online sul sito del Beethoven-Haus.

    sabato 27 marzo 2010

    Notizie beethoveniane I, Schulz's Beethoven: Schroeder's Muse

    La mostra "La Musa di Schroeder" organizzata  in California dal "Charles M. Schulz Museum" in collaborazione con l'Ira F. Brilliant Center for Beethoven Studies della San Jose State University (aperta prima dal 17 agosto 2008 al 25 gennaio 2009 presso il "Charles M. Schulz Museum" a Santa Rosa, e  poi dal primo maggio 2009 fino al 31 luglio 2009 a San José nella Dr. Martin Luther King Jr. Library) ha riscosso un grande successo e totalizzato 340000 visitatori. 
    Dal 16 dicembre scorso (presunta data di nascita di Beethoven) l'esposizione temporanea è diventata un sito internet.

    martedì 22 dicembre 2009

    Luigi Della Croce, Ludwig van Beethoven, la musica pianistica e da camera (L'Epos)

    Luigi Della Croce
    Ludwig van Beethoven, la musica pianistica e da camera
    Palermo, L’Epos 2008, pp. 564, € 48,30

    Fino a ieri non esisteva una guida all’ascolto altrettanto completa: oggi finalmente c’è. È infatti uscito per l’Epos il volume di Luigi Della Croce sulla musica pianistica e da camera beethoveniana, compendio al primo tomo del 2005 dedicato alla musica sinfonica e teatrale. Un’essenziale prima parte introduce ai generi trattati, la seconda affronta le composizioni una per una in ordine cronologico. Il pregio maggiore del testo è di condensare i caratteri essenziali delle opere in poche righe con riflessioni acute e puntuali rimandi alle interpretazioni tradizionali (per es. Cortot circa l’op. 78 o Schumann sul Rondò “per il soldo perduto”), con un occhio sempre attento alla letteratura scientifica internazionale (vedi la datazione del Preludio WoO 55 o dei piccoli pezzi per pianoforte “Lustig - traurig”). Nella prefazione l’Autore spiega cosa manca e perché: le composizioni abbozzate, quelle nel catalogo Hess, le trascrizioni, i canti popolari armonizzati da Beethoven. Per il resto c’è proprio tutto: anche i testi con traduzione a fronte di tutti i Lieder. Non sono presenti esempi musicali perché la guida è destinata a un pubblico di appassionati, ma non necessariamente di specialisti. Cura editoriale impeccabile.

    Benedetta Saglietti 

    Giornale della Musica, giugno 2009, p. 20

    Scopri le nuove condizioni di abbonamento al GdM!

    martedì 22 settembre 2009

    MiTo educational, "dentro la musica": la Nona Sinfonia di Beethoven


    E' in rete la nuova edizione della guida "Dentro la musica", curata da Giangiorgio Satragni, dedicata alla Nona Sinfonia di Beethoven, in occasione del concerto dell'Orchestra Nazionale Sinfonica della Rai diretta da Ralf Weikert (che sostituirà Kirill Petrenko) al PalaIsozaki il 23 settembre.
    commento guida ascolto Nona Sinfonia
    I possessori di un biglietto per il concerto compilando l'apposito modulo online (dall'8 settembre all'indirizzo internet sotto indicato) e registrandosi potranno ritirare una copia omaggio della partitura con cd incluso offerta ai primi 100 da Schott Music International Mainz.

    La videoguida analizza i movimenti e inquadra storicamente la composizione: comune.torino.it/dentrolamusica

    Per vedere i filmati e per leggere i files Midi (formato WMV) è necessario il lettore Windows Media Player o compatibile, per i file pdf Adobe Acrobat Reader.

    Dentro la Musica è un'iniziativa della Città di Torino in collaborazione con la Schott Music International Mainz, editore delle partiture Eulenburg.
    (iconografia beethoveniana)
    Leggi anche:

    giovedì 20 agosto 2009

    Far scoprire Beethoven ai bambini

    Il pluripremiato progetto didattico del Beethoven-Haus Hallo Beethoven porta genitori e figli alla scoperta della vita e dell'opera di Beethoven con un meraviglioso sito a fumetti interattivo e bilingue (tedesco e inglese): in una giornata ventosa viene aperta ai visitatori la casa virtuale del compositore, ricostruita con grandissima accuratezza; quasi tutto ciò che si vede è fedelissimo a come davvero appariva l'appartamento (lo sappiamo da fonti iconografiche).

    Tra gli argomenti che si possono approfondire insieme ai più piccoli: l'educazione, musicale e non, e il ruolo come insegnante, l'opera (cliccare sui fogli d'album e partiture sul pianoforte), il gossip, il rapporto col denaro e con gli editori, gli amori e le amicizie, la vita quotidiana, la guerra.

    E alla fine del tour si metteranno alla prova le conoscenze in materia beethoveniana intraprendendo il web rally!

    Leggi anche

    lunedì 29 giugno 2009

    Dentro la musica: Pestelli racconta l'Eroica

    "Dentro la musica" è un duplice percorso multimediale per scoprire (o riscoprire) la Terza Sinfonia di Beethoven curato da Giorgio Pestelli, che da questo pomeriggio torna su Radio3 per un ciclo di puntate del celebre programma "dalle due alle tre" dedicato ad Haydn; se vi siete persi qualche puntata questo il link al podcast per ascoltarle on line.

    Ma tornando all'Eroica: l'audio guida analizza i movimenti della sinfonia e la inquadra storicamente (per una durata di circa 80 minuti in formato audio mp3); la video guida avvicina alla lettura, semplificata e finalizzata all'ascolto, della partitura della sinfonia.

    L'obiettivo è l'ascolto attivo: ascoltare con gli occhi seguendo la partitura, individuandone le linee melodiche, il ritmo, i momenti di ingresso dei vari strumenti.
    Per l'ascolto guidato è necessario un semplice lettore audio/video (tipo winamp): su comune.torino.it tutte le istruzioni necessarie.

    Altro progetto sono le lezioni di musica su Haydn e Mozart tenute da Pestelli all'Auditorium Parco della Musica di Roma, clicca qui per ascoltarle...

    Leggi anche: progetto didattico Mi-To educational

    sabato 16 maggio 2009

    Le ultime lettere di Ludwig van Beethoven

    Ludwig van Beethoven, Epistolario, vol. VI (1825-1827)

    Milano, Skira – Accademia Nazionale di Santa Cecilia (coll. L’Arte armonica, Serie III, “Studi e Testi”) 2007, pp. 464, € 49,00

    Volge al termine l'edizione italiana dell’epistolario beethoveniano tradotto da Luigi Della Croce per Skira, a cura di Sieghard Brandenburg, cominciata nel 1999 sotto gli auspici del Beethoven-Haus di Bonn. Il settimo volume, contenente gli indici, sarà disponibile in Italia all'inizio del prossimo anno; parallelamente l’edizione tedesca verrà completata da un ottavo tomo di cui si prevede l’uscita a breve. L’opera comprende le lettere scritte dal compositore e quelle a lui indirizzate, trascritte in un’accurata edizione diplomatica.
    Le lettere di Beethoven sono una sorta di oscillografo che registra l’altalena fra il debordare di energia espressiva (che a volte ci restituisce un uomo capace di gesti di rara gentilezza) e, specie negli ultimi anni, il ritirarsi a tratti di essa. L’apparato di note, più corpose che nella storica edizione di Emily Anderson, facilita enormemente lo studio di una scrittura un po’ caotica, ma senza censure e pulsante di vita vera. È difficile avere a che fare con il compositore dopo il 1825, ed è una sorpresa non sempre piacevole scoprire il suo lato umano a volte ruvido.
    Reduce dall’insuccesso economico e dalle liti che seguirono le due grandi accademie del 1824 (prime esecuzioni della Nona Sinfonia), che furono causa della momentanea uscita di scena di Schindler, Beethoven è intento a organizzare nuovi concerti. È Karl Holz, primo violino del quartetto Schuppanzigh, a sostituire il factotum, quanto a numero di missive ricevute secondo soltanto al nipote Karl, vero protagonista del sesto tomo dell’epistolario, in cui fanno capolino anche alcuni amici di giovinezza: Ferdinand Ries, Franz Wegeler, Stephan von Breuning, l’arciduca Rodolfo.
    La corrispondenza di poco meno di tre anni (372 lettere tra il 1825-27) è anche il registro di rapporti economici: offerte di dediche e trattative per la cessione dei diritti di pubblicazione delle opere condotte su uno scacchiere internazionale. C’è, ovviamente, molto di più.

    Da un lato l’artista, non così felice della sua condizione freelance, o piuttosto di “precario”, come sembra suggerire il 1° gennaio 1825: «Lei sa che io sono costretto a vivere solo dei prodotti del mio spirito»; quello che sta scrivendo gli ultimi Quartetti per il principe Galitzin, il cui progresso nella composizione si può seguire passo passo; o, ancora, colui che cerca di far apparire (un po’ maldestramente) sulla miglior piazza possibile la sua Missa Solemnis. I giudizi degli amici sono benevoli: «le ultime [opere] − scrive Streicher − superano tutte quelle che ha scritto in precedenza»; Galitzin lo supplica: «non tardi, La prego, a farlo stampare, un capolavoro simile [il Quartetto op. 127] non deve restare neanche un solo istante nascosto», mentre Ries giura che la Nona Sinfonia: «è un’opera con la quale niente può reggere il confronto e se Lei non avesse scritto niente altro che questo, sarebbe già divenuto immortale».
    Dall’altro lato l’uomo, il “padre adottivo” che esercita una crescente pressione sul nipote, con un misto di eccesso di amore e ricatti affettivi. Delle reazioni scomposte nei confronti di Karl, forse causate dai malanni che più volte in questi anni costringono Beethoven a letto, colpisce sia il loro materializzarsi in un profluvio di lettere, sia l’esiguità delle risposte: un climax che conduce al tentativo di suicidio; anche se, passata la tempesta, gli ultimi scambi fra i due contengono espressioni affettuose. Sono queste “montagne russe emotive” che non finiscono mai di stupire il lettore.

    Del resto Beethoven non fa nulla per nascondere la sua difficoltà con la comunicazione scritta, cui, non a caso, qui come nei precedenti volumi, fa da contrappunto un diffuso ricorso alla musica: così, ad esempio, la chiusura della lettera al dottor Braunhofer è l’occasione il 13 maggio 1825 per il canone «Doktor sperrt das Tor dem Tod, Note hilft auch aus der Noth» [il dottore sbarra la porta alla morte, la musica aiuta anche nel momento del bisogno]. Il primo presagio della fine risale però a qualche mese più tardi, «la falciatrice − scrive − non mi concederà in ogni caso molto più tempo», e diventa certezza in una commovente missiva rivolta a Wegeler (che non incontrava da 34 anni) il 17 febbraio 1827: «Il mio motto continua a essere: Nulla dies sine linea e, se ogni tanto lascio dormire la musa, è solo perché sia più vigorosa quando si risveglia. Spero di dare ancora al mondo qualche grande opera e poi di concludere il mio corso terreno da qualche parte, come un vecchio bambino».


    Benedetta Saglietti

    Giornale della Musica, n. 254, Dicembre 2008, p. 33
    epistolario beethoveniano lettere di Beethoven
    Con l'abbonamento del GdM è disponibile in pdf tutto l'archivio dei numeri dal 2004

    Read in English (la traduzione in "inglese maccheronico" è del traduttore automatico di Google). Leggi anche:

    giovedì 12 marzo 2009

    Der Weltgeist am Klavier, Adorno interpreta Beethoven. Note per una critica

    L'unica via ancora aperta e percorribile, dice Kant, è quella critica. Ciò vale anche per colui che amava citare questa affermazione, Adorno. Vi sono senz'altro innumerevoli motivi per criticare la sua Filosofia della musica moderna e, forse, vi sono altrettante vie o metodi (in senso lato) per farlo; tuttavia soltanto un percorso può condurre a una critica che non si esaurisca in una mera presa di posizione ma che sia anche, allo stesso tempo, conoscenza, comprensione e rappresentazione dell'oggetto.
    Occorre una critica che a partire dal mero guardare il fenomeno riesca a svilupparne la dialettica interna, occorre passare attraverso gli estremi della stessa filosofia della musica di Adorno. La critica dev'essere esecuzione, come insegna Hegel, e - almeno nel caso di Adorno - l'oggetto stesso richiede tale approccio. L'unica via che non conduce alla meta è la via di mezzo, secondo un'affermazione di Schönberg che, se applicata al nostro problema, significa una critica capace, fin dalle radici, di attuare la dialettica «particolare» della filosofia della musica di Adorno che, appunto, non è l'intero. L'intero è anzi quella cattiva essenza (Unwesen) di fronte alla quale non si dà alcun approccio per intentio recta; l'unica via possibile è la intentio obliqua: le vie di scampo sono vie traverse, vie che aggirano il presunto intero riconducendo la sua pretesa di totalità alla particolare esperienza che la ispira. La filosofia della musica di Adorno esige senz'altro vie di scampo ma con uguale necessità richiede che tali vie la attraversino. Se s'intende uscirne, andare oltre, bisogna prima avere il coraggio di attraversarne i luoghi, di percorrerne i passaggi pur impervi, di accondiscendere, vigili, alle sue seduzioni.
    Per affrontare la musica del Novecento nonché la riflessione filosofica sulla stessa, occorre confrontarsi con Adorno nei modi di una autoriflessione della sua filosofia della musica e riuscire così a liberare, ove possibile, dall'artiglieria pesante della concettualità aerea, qualcosa che, parafrasando l'autore, potremmo chiamare figure di suono (Klangfiguren), momenti di una filosofia della musica nella quale non manchi sempre una delle due: o la filosofia o la musica. Non a caso lo stesso Adorno avrebbe voluto mettere come incipit alla sua Teoria estetica, rimasta frammento, l'affermazione di Friedrich Schlegel secondo la quale in ciò che viene chiamato filosofia dell'arte manca sempre una della due: o la filosofia o l'arte. Il concetto di estetica che Schlegel propone sembra dunque costituire l'unità di misura per ogni futura filosofia che voglia trattare in modo proficuo sia dell'arte in generale sia dello specifico musicale.

    Markus Ophälders

    il saggio intero è disponibile su http://users.unimi.it/~gpiana/dm5/dm5welmo.htm

    martedì 10 marzo 2009

    Charles Rosen: le Sonate per pianoforte di Beethoven, Piano notes

    Escono due libri che raccolgono lezioni e conferenze del musicologo-pianista americano Charles Rosen





    Le Sonate per pianoforte di Beethoven, Astrolabio 2008, pp. 279 (con cd), € 30,00

    Piano notes, il pianista e il suo mondo
    EDT 2008, pp. 206, € 16,00

    Moltissime opere, con tagli diversi e rivolte ai più disparati tipi di lettori, hanno per oggetto le Sonate di Beethoven: vengono in mente Prod’homme, Fisher, de la Guardia, Tovey, Carli Ballola, Pestelli, Rattalino, Scuderi.
    Questa guida alle Sonate di Charles Rosen è indirizzata a chi, esecutore o ascoltatore, sia in possesso di solide competenze musicali tecniche, teoriche e pratiche: caratterizzato da uno stile di scrittura meticoloso e denso, pari a quello dei precedenti Le forme-sonata, Lo stile classico, La generazione romantica, è la trascrizione dei seminari estivi del Campus Internazionale di Musica che ha sede a Sermoneta, integra testi che non entrano troppo nello specifico musicale e ha il vantaggio rispetto ad altri di una maggior snellezza (è infatti uno short companion). Se è vero il detto di Schnabel, secondo il quale queste Sonate sono superiori a una qualsivoglia loro interpretazione, questa può essere l’occasione per ripensarle da capo, spartito (o pianoforte) alla mano.

    [...]

    Rosen muove dall’analisi filologica dello spartito, usa edizioni pubblicate mentre Beethoven era in vita, tiene sempre presente il manoscritto e in qualche caso gli abbozzi, fornendo indicazioni pratiche per possibili interpretazioni: la libertà − scrive nell’introduzione − è indispensabile perché ci sia interpretazione. Nella trattazione è considerata in primo luogo la prassi esecutiva, allo stesso tempo sono vagliate le indicazioni beethoveniane alla luce delle modificazioni subite nel frattempo dal pianoforte e una cura particolare è dedicata alla spinosa questione delle indicazioni metronomiche: il caposaldo Czerny, presente nella rilettura di Badura-Skoda, è accompagnato da contributi noti nella tradizione critica, come la somiglianza di struttura fra la “Waldstein” e l’op. 31 n. 1, insieme ad acquisizioni più recenti, come la “riabilitazione” della Sonata op. 54 da parte di Tovey.
    [...] la prima sezione della guida è accompagnata da un utile cd nel quale gli esempi musicali sono illustrati al piano [...].
    Rosen sarà agli incontri del Politecnico di Torino il 16 marzo 2009.

    Piano Notes espone invece in modo discorsivo e in una prosa nitida e leggera, ben resa nella traduzione di Sara Marchesi, tutti quegli aspetti con i quali un pianista, professionista o dilettante, prima o poi deve fare i conti: il rapporto con il proprio corpo (spesso sottovalutato) e il proprio strumento, la memoria musicale, gli aspetti tecnici del pianoforte, i programmi di conservatorio, il repertorio e lo studio di diversi stili pianistici, i concorsi e le masterclass, il contatto con il pubblico.
    Per questo testo, nato come conferenza tenuta alla New York Public Library, Rosen attinge al suo patrimonio di esperienze personali, squadernando una miriade di aneddoti, senza lesinare esempi musicali; non spiega come suonare e non è un manuale come quelli di Heinrich Neuhaus o Gyorgy Sandor, ma può essere letto da studenti alle prime armi, i quali vedranno affrontate problematiche che incontreranno in futuro, da pianisti navigati che confronteranno la loro esperienza con quella dell’autore e dagli insegnanti a cui Rosen propone diversi spunti critici (o addirittura polemici). [...] Il mordace Rosen ama infrangere luoghi comuni: non è il tocco che dà il “bel suono”, i pianisti non hanno bisogno di ascoltare quello che suonano, è inutile concentrarsi per studiare passaggi tecnicamente difficili, e così via…

    Benedetta Saglietti

    Giornale della Musica, n. 253, Novembre 2008, p. 32

    sabato 21 febbraio 2009

    E Hofmannsthal si inchino' alle note di Beethoven

    Più che una riflessione sulla musica, i due discorsi tenuti da Hofmannsthal nel 1920 e ora tradotti in un bel volume a cura di Roberto Di Vanni propongono un'elaborazione letteraria del mito di Beethoven. Il grande compositore vi viene presentato come il culmine di quella generazione "eroica" che, con Rousseau e Schiller, con Herder e Goethe, aveva esaltato il valore dell'individuo e la sua facoltà di "contemplare Dio direttamente in volto". Se un'intera epoca, animata di fervore titanico, aveva lottato "per la conquista di un linguaggio capace di esprimere ogni cosa", in Beethoven tale processo giunge a compimento: egli è il "creatore di un linguaggio al di sopra del linguaggio", e ciò rende legittimo, anzi, addirittura inevitabile agli occhi di Hofmannsthal inserire la sua figura "nel novero dei poeti della nazione".

    L'aspetto interessante di questi testi sta nel fatto che in essi, a distanza di quasi vent'anni, ritorna il grande tema della Lettera di Lord Chandos, ma stranamente capovolto, come in un' immagine speculare. Non per caso Hofmannsthal afferma che rispetto all' esperienza vissuta dalla generazione dello Sturm und Drang "noi siamo collocati in termini di esperienza contraria": la crisi espressa dal giovane poeta nella Lettera consiste precisamente nel fatto che la lingua, anche nei suoi gradi eccelsi, non è più "capace di esprimere ogni cosa", forse a ben vedere non è capace di esprimerne alcuna, si rivela ormai del tutto priva di quella potenza metafisica e quasi magica che ancora un secolo prima sembrava in grado di costringere Dio stesso a manifestarsi nella parola.

    E' significativo, e testimonia una profonda continuità di pensiero rispetto all'opera giovanile, che nei discorsi del 1920 Hofmannsthal seguiti a negare alla parola poetica, persino a quella di un "titano" come Goethe, la capacità di attingere l'assoluto, e l'attribuisca invece alla musica, quasi che ad essa soltanto fosse dato di incarnare la remota utopia di Lord Chandos: "Una lingua in cui mai parlano le cose mute, e in cui forse un giorno nella tomba mi trovero' a rispondere davanti a un giudice ignoto".

    HUGO VON HOFMANNSTHAL
    Beethoven, Genova, Graphos, p. 82, 11 euro

    Paola Capriolo, 23 gennaio 2000 - Corriere della Sera, p. 33

    lunedì 12 gennaio 2009

    Neefe, Beethoven e gli Illuminati: dov'è la notizia?

    E' apparso di recente su La Stampa un articolo, ripreso dalla rivista online Slate, a proposito dei rapporti tra Beethoven e Christian Gottlob Neefe. Tuttavia non c'è alcuna nuova "sensazionale" traccia per la genesi della IX Sinfonia; anche l'appartenenza di Neefe all'Ordine degli Illuminati ormai da tempo non era un mistero.
    Infatti, un libricino intitolato Christian Gottlob Neefe und die Bonner Illuminaten di Alfred Becker, stampato a Bonn per l'editore H. Bouvier, aveva già preso in considerazione l'argomento nel 1969.
    Beethoven massone e la massoneria
    E' risaputo che Beethoven pensasse all'Ode "alla gioia" (in un primo tempo intitolata "alla libertà") di Schiller in tempi remoti rispetto alla data di composizione della Nona Sinfonia.
    Alberto Basso, nell'encomiabile (ma ormai purtroppo fuori commercio) L'invenzione della gioia (p. 435), riporta una lettera del 1793 di Bartholomaeus Ludwig Fischenich, professore di diritto civile all'Accademia ("antenata" dell'università) di Bonn e amico di Schiller, in cui scriveva che Beethoven aveva intenzione di mettere in musica anche l'Ode "alla gioia". In un quaderno di abbozzi del 1798-1799 si trova già un verso dell'An Die Freude con tanto di melodia (Basso, ibid.) Purtroppo però non c'è traccia che sia stato davvero Neefe a dare questo suggerimento a Beethoven che, nel frattempo, era partito alla volta di Vienna il 2 novembre 1792.
    Giustamente il giornalista scrive: "Was Beethoven recruited to the order? No — the Illuminati dissolved in 1785, when he was 14", e poco oltre "Beethoven was as promising as young people get. So did Neefe inculcate this student? Surely he did."
    Perché tanta sicurezza in queste affermazioni? C'è qualcosa che l'autore dell'articolo non dice... che però scrive Maynard Solomon, nel suo famoso Beethoven, la vita, l'opera il romanzo familiare, tradotto in italiano nel 1996:
    "Gli Illuminati di Bonn, temendo una repressione, disciolsero il gruppo sostituendolo con un'altra associazione la Società di lettura, fondata nel 1787, tra cui c'erano molti ex-illuminati", (M. Solomon, Beethoven, p. 45).

    La stessa Società di lettura che nel 1790 commissionò a Beethoven la Cantata per la morte di Giuseppe II. Beethoven ebbe allora contatti con la massoneria a Vienna?
    Ci viene di nuovo in aiuto Basso: "il nuovo imperatore Francesco II ottenne con la Dieta di Ratisbona nel 1794 la soppressione della massoneria e delle altre società segrete" (Basso, p. 436). Però anche Haydn e Schuppanzigh erano massoni!
    Non si tratta comunque di una conquista recente, perché a partire dal 1933, ci sono stati alcuni  studi sulla presunta vicinanza di Beethoven alla massoneria. Beethoven massone
    E allora? Chi ha fatto conoscere a Beethoven l'Ode alla gioia? Forse Neefe, anche se non abbiamo alcuna certezza in merito.
    Basso ammette comunque, molto più cautamente degli articoli sopra citati, che: "l'impulso a voler mettere in musica l'ormai ben nota ode non dovevano essere estranee le relazioni che Beethoven aveva intrattenuto, e ancora intratteneva, con alcuni circoli massonici: dell'Ordine aveva fatto parte il primo maestro di Beethoven a Bonn, Neefe", (Basso, p. 435).

    Se volessimo sostenere la vicinanza e la simpatia di Beethoven verso i liberi muratori, l'unico dato sicuro, perché restano alcune lettere - ed è sempre Basso a informarci -, non dovremmo tirare in ballo Neefe, ma scomodare l'amico Franz Gerhard Wegeler, che tornato a Bonn, dopo aver studiato a Vienna, aveva provveduto - con alcune modifiche al testo di Matthison - a far diventare l'Opferlied il canto della loggia massonica di Bonn.
    ILLUMINISMO MUSICALE
    Benedetta Saglietti
     
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