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giovedì 21 aprile 2011

Easy listening

Nella Parigi del '900 le signorine che suonavano male il pianoforte si dilettavano a eseguire la Pavane pour une infante défunte sfoggiando un'espressione pensosa così adatta al brano e al loro abbigliamento. La Pavane presto divenne un pezzo, come disse Cocteau, che le ragazze acquistavano in luogo della Prière d'une vierge.
Ancora oggi questa danza lenta è una delle composizioni più note ed eseguite di Ravel, ed è una di quelle che più si prestano ad essere interpretate in modo kitsch. Senza considerare le imperiture signorine che suonano male, colpisce una versione vocale della Pavane scritta per le cerimonie nuziali religiose. Si tratta di una parodia musicale che svela gli aspetti più melensi della melodia raveliana (e l'umor nero di chi sceglie un pezzo funebre per un matrimonio).
Un caso ancora più sconcertante è quello di Un bel dì vedremo remix: una versione lounge dell'aria di Madama Butterfly nella quale, sul canto del soprano, si inseriscono due voci roche che dialogano in inglese.
C'era bisogno di una versione easy listening di Puccini e di una liturgica di Ravel? Queste riscritture hanno un senso oppure sono semplicemente figlie del cattivo gusto? 
lp

domenica 25 ottobre 2009

Confessione di un organista

A inizi Novecento i parrocchiani di Saint Severin, nel cuore del Quartiere Latino di Parigi, erano spesso accompagnati nelle loro preghiere dai suoni solenni che l’organo della loro chiesa diffondeva sollecitato dalle mani di Jean Huré.

Chissà che il compositore (e musicologo) nella penombra severa delle volte gotiche non sognasse le gaie serate al caffé - concerto. Forse è frutto di queste meditazioni l’articolo che scrisse per il numero dell’ottobre 1911 del «Mercure Musical et S.I.M», nel quale proseguiva la difesa della “cattiva musica„ intrapresa da Marcel Proust una quindicina di anni prima.

Ecco un estratto dell’articolo:


"La cattiva musica" - la musica frivola che abbiamo deciso di chiamare "cattiva musica" - è sempre "musicale", a volte musicale con gentilezza. Quella che chiamiamo "la buona musica", la musica ben fatta, la musica seria (!) generalmente, è priva d'invenzione, di spontaneità, di logica naturale: è "antimusicale". È quella che ha fatto abbandonare le nostre sale da concerto; è quella che, in tutti i tempi, ha seminato, tra le folle, l’odio delle complicazioni sonore.
Ma, non abbiamo mai la curiosità di esaminare, di pesare, le ragioni che fanno gradire “la cattiva musica" a quelli che noi chiamiamo "il volgo": “volgo" composto indistintamente da operai, da borghesi, da gente di mondo. Non pensiamo che quelli siano dilettanti ingenui d'arte, o musicisti-nati, molto incompleti - certamente - quanto all'istruzione musicale, ma il cui gusto è spesso abbastanza sottile per servirci da insegnamento prezioso.
Ho visto, tutta quest'estate, questa folla semplice al caffè-concerto. (...)

Il caffè-concerto, il music hall, mi sembra un posto squisito sotto molti punti di vista, ma, soprattutto, perché là soltanto si incontrano gli snob senza il loro snobismo: senza questo benedetto snobismo che ci occorre - per la nostra arte - coltivare, incoraggiare, rinforzare… ma che è tuttavia uno spettacolo molto grottesco.
Penetriamo all'Alcazar d'estate (...).
Le melodie galleggiano, leggere; hanno a volte contorni graziosi; di un'eleganza convenzionale e simmetrica, come quella delle reverenze che inclinano i vestiti neri verso le mani pallide, inanellate di gemme. (...)
Si canta correttamente qui.
Cantano correttamente queste piccole attrici che sembrano riempire la scena di fiori animati: le piccole attrici che non si preoccupano delle tecniche convenzionali.
Non oserebbero cantare in falsetto, non sono abbastanza "grandi cantanti"!
E quindi apprezzano la musica e fraseggiano con perfezione le piccole melodie che comprendono così bene.
Indubbiamente, si annoierebbero molto all'aria più sublime della Passione secondo Matteo… ebbene, esse non la cantano. Ma, quante cantanti, quanti cantanti, che non capiscono niente, interpretano - e come - i lavori di Bach, e di Schuman, e di Wagner, e del sig. Debussy!
Mi piacciono di più queste piccole cantanti, perché parlano una lingua che è loro familiare. Mi piacciono di più queste piccole melodie, banali e piacevoli, cantate con gusto, con intelligenza (...) di tante grandi sinfonie penose, e pesanti, e molto mal fatte, che si sentono oggi un po' ovunque e che si sa bene, in certi ambienti, che sono noiose, brutte, ributtanti. (...)
Ci ritornerò senz’altro al caffè-concerto.

Lp

sabato 1 agosto 2009

In metrò il silenzio è d'oro

I Musicanti hanno affrontato più volte l'argomento della cattiva musica, sulla scorta di uno spunto offertoci da Proust (potete leggere quei post qui [1], [2] e infine [3]); il problema è quanto mai attuale, sia all'Università che fuori.

Per quel che ci riguarda non approviamo, ad esempio, la scelta dell'EDISU (l'ente per il diritto allo studio universitario) di tartassare gli studenti in mensa durante l'orario del pranzo con il fastidioso rumore di sottofondo di una radio, che sommata al vociare di chi banchetta, rende il livello dei decibel davvero insopportabile, soprattutto mentre si sta pranzando/cenando.
Era proprio necessaria questa novità?

Cambiando luogo, non cambiano i problemi...

Sarà anche questo un caso di cattiva musica?


di Giangiorgio Satragni

[...] GTT si prepara a lanciare l'intrattenimento audio e video sui mezzi pubblici e nel metrò quale tecnica per attrarre nuovi utenti e rendere più confortevole il viaggio. Eppure GTT non si rende conto di quello che fanno o possono fare molti passeggeri sui mezzi pubblici, in Italia ma ancor più all'estero specie in metropolitana: leggono e studiano. E per farlo sfruttano una condizione fondamentale: il silenzio.

Uno dei grandi vantaggi del mezzo pubblico è proprio utilizzare il tempo per le cose proprie, che sia per diletto o per lavoro. Se si viaggia sottoterra, o lì si aspetta un treno e non c'è alcun panorama da guardare, è naturale aprire un libro o un giornale. Provate a scendere nella «tube» a Londra, dove notoriamente si passa molto tempo: vedrete non talpe, ma divoratori di romanzi e appassionati lettori di giornali, studenti che ripassano la lezione o si preparano a un esame, uomini d'affari che riorganizzano la propria agenda palmare, documenti che escono da cartelle di lavoro. E lo stesso accade a Parigi, a New York, nella limpida Monaco di Baviera, ma anche a Milano e Roma, dove sei tempestato d'informazioni sulla banchina, ma dentro hai solo lo sferragliare del treno.

Certo vedrete, come ovunque, auricolari di iPod e lettori mp3, gente che viaggia ascoltando musica e magari guardando un video sul proprio telefono. Se vogliono farlo, facciano pure, è il loro modo di caricare energia e tirarsi su. Ma anche chi fa spaziare la mente con la lettura è libero di farlo, come è libero di studiare, di pensare, o di pregare come faceva un ebreo ortodosso incrociato nel metrò di Berlino.

Allora lasciate anche a Torino la libertà di utilizzare il tempo sul metrò come ognuno preferisce, perché l'utilizzo del mezzo pubblico non è perdita di tempo, ma rasserena chi sceglie di non guidare nel traffico. La società contemporanea ha il terrore del vuoto, e il silenzio è equiparato al vuoto: volerlo riempire a tutti i costi sembra escludere che un passeggero ragioni con la sua testa. Siamo proprio ridotti tutti cosi male? Invece degli schermi mettiamo libri sui sedili, impareremo qualcosa in più.

17-07-2008, La Stampa, p.53


Tratto da http://archivio.lastampa.it

lunedì 22 giugno 2009

Ancora cattiva musica

Nel breve scritto Simple question il musicista Erik Satie esprime la sua idea sulla cattiva musica:

"Che cosa preferite:
La musica o i Salumi?
Sembra una domanda da porre al momento dell'antipasto.
In molti luoghi l'eccellente e dolce silenzio è stato sostituito dalla cattiva musica. Alla maggioranza degli uomini sembra ben fatto ascoltare false cose belle, o stupidi ritornelli, confusamente sentimentali, mentre si beve un boccale di birra o si prova un paio di pantaloni; e questa maggioranza accetta di far finta di apprezzare il dovuto prodotto sonoro di bassi, contrabbassi e di altri zufolacci, mentre in realtà non si pensa a niente.
Uff! Tutto ciò è piuttosto penoso per un uomo della mia età; e io sono stufo di questa dufayelizzazione musicale.
Il rimedio? Tasse formidabili; terribili vessazioni; severe repressioni. Supplizi, perfino.
Si ha il diritto di imbruttire deliberatamente la nostra povera vita?
Guardate quegli editori senza rispetto umano, senza pudore; guardate gli arrangiamenti grotteschi con i quali essi rivestono le opere più pure, a loro affidate, che loro ornano con le loro sozzure. Prendete certi cataloghi di opere moderne, e le più delicate, e vedete cosa fanno subire a queste opere, gli sporchi individui.
Puah! Vergogna.
-Il commercio! direte voi.
-Gli affari! ridirete voi.
Uff! Tutto ciò è piuttosto penoso per un uomo della mia età; e io sono stufo di questo dufayelismo abietto, di questo mercantilismo putrido.
Che cosa preferite:
La Musica i Salumi?"

Satie si scaglia contro la musica commerciale e contro la "contaminazione sonora". Questo breve articolo, al quale si sommano altri passi altamente ironici (come i finti annunci promozionali di musica su misura e su ordinazione "Specialità di Marce funebri. Requiem, Messe arrangiate a ballabili. Musica seria resa gaia. I pezzi più difficili ridotti per un solo dito..."), è segno di una riflessione che lo porterà a comporre la musique d'ameublement: una musica da sentire senza ascoltare, che riempia gli imbarazzanti vuoti delle conversazioni mondane e che renda i rumori di una sala da pranzo o di una stanza meno molesti.
La citazione di Satie è tratta dal saggio di Toni Geraci Dalla mauvaise musique alla musique d'ameublement. Satie e l'estetica del consumismo (in Erik Satie e la Parigi del suo tempo a c. di Gianmario Borio e Mauro Casadei Turroni Monti, Lim ed., Lucca 2001) nel quale si approfondisce la questione di musica di consumo, cattiva musica e musica d'arredamento.

lp

Vedi anche l'opinione di Umberto Eco

giovedì 4 giugno 2009

Ripensando alla cattiva musica

Alcuni giovedì fa abbiamo parlato dell’idea di cattiva musica in Thomas Mann e in Marcel Proust. In particolare soffermandoci sull’Éloge de la mauvaise musique del romanziere francese abbiamo cercato di definire il concetto sfuggente di cattiva musica. Per lo scrittore la cattiva musica sembra essere quella che è impregnata di quotidianità, di vitalità mentre la buona musica sarebbe pura astrazione; essa farebbe accedere l’ascoltatore alle alte sfere del pensiero, distraendolo dalla sua corporalità. Ma sarebbe possibile compilare un catalogo con tutta la musica un po’ unta e sudaticcia e un altro con quella eterea e spirituale? La questione è intricata.

Quando amorevolmente pianto in balcone le prime petunie dell'estate canticchiando per loro “Quanto è gentil”, la serenata del Don Pasquale diventa cattiva musica? E se ascolto la Sinfonia dal Nuovo Mondo mentre lavo i piatti? Cosa potrebbe accadere? La Nona di Dvorák, macchiata di quotidianità, cadrebbe di categoria?

La cattiva musica sembra avere la capacità di infiltrarsi nei luoghi più insospettabili. Andando in sala da concerto essa potrebbe infilarsi persino nelle orecchie della persona seduta accanto: basta che il vicino cominci a digitare messaggi su messaggi nel suo cellulare mentre assiste all'interpretazione.
Una barriera osmotica divide la buona dalla cattiva musica, è solo l’ascoltatore a fare la differenza. La buona musica sarà allora tutta quella che una persona ascolta senza fare altro che ascoltare? Sarebbe legittimo anche commuoversi? (Gershwin diceva che la musica è una scienza che commuove....)

Che ne pensate? Esiste una buona e una cattiva musica? Come si può fare per distinguerle? Come si può utilizzare un pezzo senza farlo diventare cattiva musica? Ci sono pezzi irredimibili?
Da parte mia proporrei che non venisse più interpretata "Nessun dorma" per almeno 5 anni: bandita dai concorsi, dalla televisione, dalle inaugurazioni, persino dai teatri d’opera.
Fateci pervenire le vostre proposte e i vostri commenti, li accoglieremo su questo blog.
lp

sabato 25 aprile 2009

Elogio della cattiva musica, Proust

Detestate la cattiva musica, non disprezzatela. Dal momento che la si suona e la si canta ben di più, e ben più appassionatamente, di quella buona, ben di più di quella buona si è riempita a poco a poco del sogno e delle lacrime degli uomini.
Consideratela per questo degna di venerazione.

Il suo posto, nullo nella storia dell'arte, è immenso nella storia sentimentale della società. Il rispetto, non dico l'amore, per la cattiva musica non è soltanto una forma di quel che si potrebbe chiamare la carità del buon gusto o il suo scetticismo, è anche la coscienza del ruolo sociale della musica. Quante melodie, di nessun pregio agli occhi di un artista, fan parte della schiera dei confidenti scelti dai giovanotti sentimentali e dalle innamorate!.

Quanti "Anelli d'oro", di "Ah! resta a lungo addormentata", le cui pagine vengono sfogliate ogni sera, tremando, da mani giustamente celebri, bagnate dagli occchi più belli del mondo con lacrime di cui il più puro maestro invidierebbe il malinconico e voluttuoso tributo - confidenti ingegnose ed ispirate che nobilitano il dolore ed esaltano il sogno e che, in cambio del segreto ardente che viene loro confidato offrono l'illusione inebriante della bellezza!

Come il popolo, la borghesia, l'esercito, la nobiltà, hanno gli stessi postini, portatori del lutto che li colpisce o della felicità checolma i loro cuori, così hanno gli stessi messaggeri d'amore, gli stessi confessori prediletti.

Sono i cattivi musicisti.

Un certo ritornello insopportabile, che ogni orecchio ben nato e ben educato rifiuta all'istante di ascoltare, ha accolto in sè il tesoro di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite, di cui fu la viva l'ispirazione, la consolazione sempre pronta, sempre aperta sul leggio del pianoforte, la grazia sognante e l'ideale. Certi arpeggi, una certa "ripresa" han fatto risuonare nell'anima di più di un innamorato o di un sognatore le armonie del paradiso o la voce stessa dell'amata. Uno spartito di mediocri romanze, consumato per aver troppo servito, deve commuoverci come un cimitero o come un villaggio. Che importa che le case non abbiano stile, che le tombe scompaiano sotto le iscrizioni e gli ornamenti di cattivo gusto.

Da questa polvere può levarsi in volo, davanti ad una immaginazione abbastanza benevola e rispettosa da mettere a tacere un attimo la sua alterigia estetica, lo stormo delle anime recanti nel becco il sogno ancora verde che faceva loro presentire l'altro mondo, e le induceva a gioire o a piangere in questo.

venerdì 24 aprile 2009

Éloge de la mauvaise musique

Come appendice all'incontro di seminario scorso, vi proponiamo la lettura dell'Elogio della cattiva musica, di Marcel Proust (tratto da Les Plaisirs et les jours, cap. XIII).

Détestez la mauvaise musique, ne la méprisez pas.
Comme on la joue, la chante bien plus, bien plus passionnément que la bonne, bien plus qu'elle elle s'est peu à peu remplie du rêve et des larmes des hommes.
Qu'elle vous soit par là vénérable. Sa place, nulle dans l'histoire de l'Art, est immense dans l'histoire sentimentale des sociétés. Le respect, je ne dis pas l'amour, de la mauvaise musique n'est pas seulement une forme de ce qu'on pourrait appeler la charité du bon goût ou son scepticisme, c'est encore la conscience de l'importance du rôle social de la musique. Combien de mélodies, de nul prix aux yeux d'un artiste, sont au nombre des confidents élus par la foule des jeunes gens romanesques et des amoureuses. Que de “bagues d'or”, de “Ah ! reste longtemps endormie”, dont les feuillets sont tournés chaque soir en tremblant par des mains justement célèbres, trempés par les plus beaux yeux du monde de larmes dont le maître le plus pur envierait le mélancolique et voluptueux tribut, - confidentes ingénieuses et inspirées qui ennoblissent le chagrin et exaltent le rêve, et en échange du secret ardent qu'on leur confie donnent l'enivrante illusion de la beauté.
Le peuple, la bourgeoisie, l'armée, la noblesse, comme ils ont les mêmes facteurs, porteurs du deuil qui les frappe ou du bonheur qui les comble, ont les mêmes invisibles messagers d'amour, les mêmes confesseurs bien-aimés.
Ce sont les mauvais musiciens. Telle fâcheuse ritournelle, que toute oreille bien née et bien élevée refuse à l'instant d'écouter, a reçu le trésor de milliers d'âmes, garde le secret de milliers de vies, dont elle fut l'inspiration vivante, la consolation toujours prête, toujours entrouverte sur le pupitre du piano, la grâce rêveuse et l'idéal. Tels arpèges, telle “rentrée” ont fait résonner dans l'âme de plus d'un amoureux ou d'un rêveur les harmonies du paradis ou la voix même de la bien-aimée. Un cahier de mauvaises romances, usé pour avoir trop servi, doit nous toucher comme un cimetière ou comme un village.
Qu'importe que les maisons n'aient pas de style, que les tombes disparaissent sous les inscriptions et les ornements de mauvais goût. De cette poussière peut s'envoler, devant une imagination assez sympathique et respectueuse pour taire un moment ses dédains esthétiques, la nuée des âmes tenant au bec le rêve encore vert qui leur faisait pressentir l'autre monde, et jouir ou pleurer dans celui-ci.

 
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