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lunedì 10 dicembre 2012

Charles Rosen R.I.P.

Charles Rosen è morto ieri 9 dicembre, scrive il Guardian, qui NYTimesWQXRIl Corriere Musicale.
Nato nel 1927, era un brillante oratore, bravo pianista e instancabile scrittore. Tutti lo ricordano per le sue pietre miliari,  Lo stile classico e Le forme sonata, recentemente ritradotto da EDT.
Aveva presentato alcuni dei suoi ultimi lavori al Politecnico di Torino nel 2009.
Era un grande amico di Elliot Carter (a destra con Rosen, sulla sinistra, nella foto), che se n'è andato lo scorso 5 novembre.

lunedì 16 luglio 2012

I segreti di Sviatoslav Richter 2: "Perché non suono senza spartito?"


Mi sono deciso ahimé troppo tardi a tenere davanti lo spartito durante i concerti, nonostante avessi intuito da tempo che bisognava farlo.

È paradossale ma in un'epoca in cui il repertorio era più ristretto e meno complesso si suonava abitualmente con lo spartito e questa saggia usanza fu interrotta da Liszt.

Oggi la testa - piuttosto che ben fornita di musica - è sovraccaricata da una abbondanza superflua, e rischia di affaticarsi pericolosamente. Che infantilismo e che vanità, fonte di fatiche inutili, questa specie di gara di prodezza della memoria, quando bisognerebbe soprattutto fare della buona musica che tocchi l'ascoltatore! Mediocre routine in cui si crogiola una gloria mendace e che il mio caro professore Heinrich Neuhaus tanto biasimava.

L'incessante richiamo all'ordine dello spartito darebbe meno licenza a questa "libertà", a questa "individualità" dell'interprete con cui si tiranneggia il pubblico e si infesta la musica, e che non è nient'altro che mancanza di umiltà e di rispetto per la musica stessa.

Certo non è cosi facile essere assolutamente liberi quando si ha lo spartito davanti e ci vuole molto tempo, lavoro e abitudine, per questo è meglio cominciare il più presto possibile.

Ecco un consiglio che darei volentieri ai giovani pianisti: adottare finalmente questo metodo sano e naturale che permetterà loro di non annoiarci vita natural durante con gli stessi programmi, e di crearsi loro stessi una vita musicale più ricca e variata. 

Sviatoslav Richter


Programma di sala scritto per l'Unione Musicale di Torino, in occasione del concerto beethoveniano che si tenne mercoledì 5 ottobre 1994 all'Auditorium del Lingotto. 

sabato 7 luglio 2012

I segreti di Sviatoslav Richter 1: "perché suono con pochissima luce?"


Non per mio piacere o per chissà quali misteriose ragioni, gli spettatori di solito così immaginano a seconda che siano bene o mal disposti nei miei confronti, ma per il pubblico stesso.

Noi viviamo in un'epoca visiva, e niente è più funesto per la musica. L'agitarsi delle dita, la mimica del volto (che non riflettono la musica ma il lavoro sulla musica e non aiutano in niente a coglierla in pieno), gli sguardi lanciati sulla sala e sugli spettatori sono tutte fonti di disturbo per la concentrazione del pubblico, che sviano l'immaginazione e si frappongono tra lui e la musica.

Bisogna che la musica arrivi pura e diretta.

Con i miei saluti più cordiali e con la speranza che l'oscurità favorisca il raccoglimento e non la sonnolenza!

Sviatoslav Richter


Programma di sala scritto per l'Unione Musicale di Torino, in occasione del concerto beethoveniano che si tenne mercoledì 5 ottobre 1994 all'Auditorium del Lingotto. 

martedì 19 giugno 2012

Metamorfosi dei Lumi 6. Le belle lettere e le scienze

Si conclude l'anno universitario 2011-2012 del "Centro Studi Interdisciplinare Metamorfosi dei Lumi"  con la pubblicazione della raccolta di articoli, sintesi del lavoro svolto  sul tema dei rapporti tra belle lettere e scienze, nel corso degli anni accademici 2009-2010 e 2010-2011.
Il volume Metamorfosi dei Lumi 6. Le belle lettere e le scienze è stato curato da Simone Messina e Valeria Ramacciotti con la collaborazione di Paola Trivero; è pubblicato dall'editore aAccademia university press (19 euro, oppure in e-book 5 euro).


Come muore la gloriosa “Repubblica delle Lettere” del Settecento? In che modo, al confine tra Sette e Ottocento, la comunità dei gens de lettres cede il passo alla frammentazione del sapere e della curiosità intellettuale, alle diverse modalità di scrittura che annunziano l’età moderna? 
A questa ricerca è dedicato il sesto volume pubblicato dal Centro Studi Interdisciplinare Metamorfosi dei Lumi dell’Università di Torino, che raccoglie il frutto della riflessione collettiva svoltasi nell’ambito del centro durante gli anni accademici 2009 e 2010. 
Prendendo le mosse dagli sviluppi della filosofia nel corso del Settecento, si focalizza l’attenzione su due aspetti dell’evoluzione culturale del periodo di transizione tra illuminismo e modernità: il rapporto della scienza medica con la letteratura, e il sorgere di una nuova identità dei letterati.




Indice

Premessa VII

Presupposti filosofici

Superamento di un paradigma: dalla materia passiva alla materia attiva. Medicina, fisica e biologia nella filosofia del materialismo francese del Settecento (D'Holbach, la Mettrie, Diderot), Giulio Panizza p. 3

Prima di Lamarck. Il dibattito sull'reditarietà nel Settecento, non solo francese, Germana Pareti p. 18

"Molecole viventi" e "natura senza dèi": anime e microscopi tra filosofia, scienza e letteratura, Enrico Pasini p. 42

Scienza medica

Jean-Jacques Rousseau e la moralizzazione dell'igiene medica, Marco Menin p. 75

Metamorfosi dell'ipocondria tra scienza e letteratura nella Gernania del XVIII secolo, Elisa Leonzio p. 94

Une science de l'homme des Lumières: les Rapports du physique et du moral de l'homme de Cabanis, Daniel Teysseire p. 113

Albori della psichiatria

La Philosophie de la folie di Joseph Daquin, lIenya Goss p. 131

La science au quotidien. L'affaire Mesmer dans le «Journal de Paris» (1783-84), Anne-Mane Mercier-Faivre p. 148

Lumen fortunae Vincentii Malacame, Serena Buzzi p. 161

Musica e scienza

Dal clavecin oculaire di Louis Bertrand Castel al clavier à lumières di Alexandr Skrjabin, Benedetta Saglietti p. 187

Belle lettere

Lettere, scienze e arti in tempi di tirannide, Arnaldo Di Benedetto p. 209

Poesia e scienza nel Settecento, Lionello Sozzi p. 279

Per una poetica della Terra

Friedrich von Hardenberg, detto Novalis, Chiara Sandrin p. 239

Stendhal, la musica, la scienza, Angela Annose, Carmela Ferrandes p. 248

Balzac e La recherche de l'absolu, Valeria Ramacciotti p. 263

Ambivalenze del Flauto magico, Ernesto Napolitano p. 279

Indice dei nomi, p. 295  

Gli autori, p. 305  

martedì 13 settembre 2011

Il liceo musicale di Torino

Scrive La Stampa di oggi (Maria Teresa Martinengo) a p. 48 della cronaca di Torino:

Accompagnati dal preside Gianni La Rosa e dal coordinatore del corso, il docente di Lettere e pianista Leonzio Gobbi, ieri sono entrati in classe per la prima volta, dopo la selezione di luglio. Un avvio sul filo di lana, dal momento che il liceo musicale statale Aldo Passoni di via della Rocca, il solo della provincia, e' stato autorizzato a maggio. Per ora, le aule di strumento sono un cantiere (nel quale la Provincia investe 140.000 euro) e i ragazzi saranno «ospiti» delle vicina media musicale Tommaseo-Calvino. [...]
L'entusiasmo è grande. «E noi vogliamo rispondere alle attese dei ragazzi e delle famiglie», dice il preside La Rosa (che dopo la media Meucci ora mette alla prova le sue doti organizzative in una vera e propria sfida). Le idee per mettere il liceo in collegamento con le altre istituzioni musicali, e non solo, a Torino, in Italia e all'estero, sono tante. «Il bando per assumere i docenti che ci mancano e' pronto. A giorni incontrero' la direttrice del Conservatorio. Intanto - racconta - ci stiamo mettendo in contatto con i fornitori di strumenti. E anche con qualche orchestra in vista di eventuali donazioni». La scarsita' di risorse è realta' anche qui. «Ci aspettiamo attenzione. Non vogliamo sopravvivere, vogliamo volare alto...».

lunedì 14 marzo 2011

Giuseppe Verdi deputato: un compositore al Parlamento

«Non ti sorprendere se mi vedi a Torino! Sai perché sono qui? Per non essere deputato» scriveva Verdi il 16 gennaio 1861 ad Angelo Mariani. «Altri brigano per essere, io faccio il possibile per non esserlo. Ma zitto su questo. Ho visto stamattina alle 7 Cavour; ed adesso parte da me Sir Hudson che voleva andassi a pranzo da Lui, ma andrò a prendervi il caffè» - l’ambasciatore inglese a Torino James Hudson già nel '59 aveva sollecitato il compositore all’impegno politico diretto sostenendo la resistenza armata a Busseto. Manovre ardite e complicate, a undici giorni dall’apertura dei seggi. 
Tutto l'articolo sulla Gazzetta di Parma

martedì 1 febbraio 2011

Contro Allevi la rivolta dei blog di musica classica

Prima è arrivato un invito per 150 lettori de La Stampa.

Poi la rivolta. Michela Tamburrino scrive stamane, sempre su La Stampa (p. 38):

"La protesta è tutta dell’etere. Lì nasce e lì prospera. Potere dei blogghisti [sic!] che contestano pesantemente Giovanni Allevi e la Rai responsabile, a loro dire, di aver dato guazza all’aria gonfiata."

Che succede? La Rai ha invitato a dirigere l'inno nazionale Giovanni Allevi che ha raccontato, con la solita retorica, il backstage della serata che si è svolta al Teatro Gobetti di Torino il 31 gennaio 2011 in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia.

Tamburrino fa riferimento anche della petizione del M° Gian Luigi Zampieri, che ha raccolto in un giorno circa 600 adesioni, a cui ha aderito anche Ivan Fedele.

E' una mezza vittoria, poichè Allevi non sarà certo un novello Riccardo Muti, ma almeno non ha stravolto (questo il timore di Zampieri, si vociferava infatti di una versione "alleviana", mentre nell'interpretazione, tutto sommato piuttosto tradizionale, si aveva la sensazione che l'orchestra andasse avanti benissimo da sola senza troppo badare al riccioluto direttore in jeans, che fa tanto giovane, oppure tanto "orchestra in sciopero", dipende dai punti di vista) l'inno nazionale, come ha fatto anche notare Giorgio Pestelli.

E poi, ci siamo anche noi. "Anche Massimiliano Génot, pianista e docente al Conservatorio di Torino è entrato in rete con la sua protesta attraverso il blog dei giovedì Musicali dell’Università di Torino: «Basta con la cialtroneria italiana giustificata e santificata dal successo di pubblico. C’è un’Italia musicale onesta, coscienziosa»". rivolta dei blog contro Allevi

Aggiornamento: lettere al Direttore La Stampa, 2 febbraio 2011

Qui la sintesi

La puntata precedente: quando Allevi era stato invitato al Senato, due riflessioni [1] e [2]

Infine: un distillato (anche) dell'Allevi-pensiero di Alessandro Trocino

domenica 26 dicembre 2010

Strauss radiato dal capodanno italiano

Dialoghetto fra Richard Strauss e Johann Strauss figlio. Luogo: balze di Parnaso.
- J. Ossequi, Maestro!
- R. Prego: Doktor Strauss.
- J. Mi perdoni, ai titoli accademici non ho mai tenuto molto. Non mi faccio chiamare nemmeno Maestro.
- R. Sì, mio caro, ma la mia è laurea honoris causa, quindi falsa: allora conta davvero.
- J. Non avrei immaginato ragionamento così sottile.
- R. E io di esser così distratto dal disgusto e dall'ira. Son tre ore che la cerco, tra queste amene balze!
- J. Me? Che cosa Le ho fatto di male?
- R. Andiamo, carissimo Amico, non mi faccia il fesso. O che non le conosce, le notizie di laggiù? O che non lo sa che la Rai, per la prima volta nella Storia, e in tutto il mondo nella sola Italia, ha deciso di non trasmetter più, in «diretta» televisiva, la seconda parte del Concerto di Capodanno dedicato a Lei e ai Suoi?
- J. O cosa vuole che m'importi? Si godranno un concerto dalla Fenice diretto da Lorin Maazel.
- R. Ci conosciamo da troppo tempo perché Ella mi faccia codeste simulazioni d'indifferenza. CensurarLa dall'Italia è un'offesa alla Musica e all'equilibrio dei Quattro Temperamenti dell'animo umano.
- J. Alla Musica, colla Maiuscola?
- R. E dàgli! Se qualcuno di Musica ne capisce, sono io. Mai sbagliato un giudizio. Se mi sono definito «il più grande compositore della serie B»!
(Odesi da lunge deplorante tossicchiare di Apollo e Orfeo).
- J. Ma io sono un compositore leggero, di ballabili!
- R. Ella, mio caro collega, è uno dei più grandi musicisti del Suo secolo. Come autore di Walzer Viennesi Le vengon dietro solo Suo Padre, Schubert, Lanner, Lehàr, Reger (chi lo crederebbe?) e io. Aggiungiamoci pure Schumann, troppo serioso, e Brahms, ch'era peraltro il Suo sfegatatissimo ammiratore. Il Maestro dei Maestri, Wagner, La definì una delle più potenti nature musicali che avesse mai incontrate.
- J. Signor Dottore, se vuole Ella decantare la mia gloria sbaglia interlocutore.

Paolo Isotta, estratto dal Corriere della Sera, 28 dicembre 2003

Tutto l'articolo su archiviostorico.corriere.it

mercoledì 15 dicembre 2010

Einaudi pubblica le lettere inedite di Mila

Nel giornale di segreteria dell’Einaudi c’è un appunto dal titolo «Vivo per miracolo», del 18 giugno 1946. «Mila - vi si legge - domenica è andato in montagna e ha fatto un salto di 25 metri rischiando di rompersi l’osso del collo, ma si è soltanto lussato un ginocchio. Ne avrà forse per una ventina di giorni». È già un ritratto del grande musicologo. Rischiare l’osso del collo era una delle sue attività preferite, anche intellettualmente.

Mario Baudino su La Stampa

martedì 19 ottobre 2010

Gardiner più rivoluzionario che romantico

Sir John Eliot Gardiner con la sua Orchestre Révolutionnaire et Romantique ha inaugurato la nuova stagione dei Concerti del Lingotto nei nomi di Schumann e Brahms: abbinamento tanto più attraente perchè nelle opere scelte i due sembravano richiamarsi e proseguire un dialogo interrotto solo dalla precoce scomparsa di Schumann.
Gardiner, dopo vaste esperienze rinascimentali e barocche, si è dato ormai a esplorare altre età musicali, sempre sotto il segno di una qualità sonora e una ricerca stilistica libere da ridondanze e pesantezze; ma nella musica dell'800 resta talvolta una certa asprezza di suono, una mancanza di sfumature specie in ottoni e timpani, che fanno sembrare questa rispettabile orchestra più «rivoluzionaria» che «romantica». Che non è sempre un male: ad esempio, l'ouverture Manfred di Schumann sotto la bacchetta dell'illustre maestro ha rivelato un volto nuovo, meno ripiegato e più vicino allo stile incalzante di Weber; ma la delicatezza elegiaca, i colori patinati e autunnali del Doppio Concerto di Brahms erano tutti in mano ai due solisti, il violino parlante di Thomas Zehetmair e il violoncello di Chritian Poltera, un po' meno sicuro ma altrettanto solidale nella tenerezza del canto; mentre la fonicità dell'orchestra era un po' troppo sgargiante, specie nelle trombe, «forti» anche in parti di puro sostegno armonico. Questa sonorità di primo piano si è sposata molto meglio con la Renana di Schumann, nell'impeto infuocato del primo movimento (con i passi rischiosi per i corni!) e nel grande quadro cerimoniale dell'Adagio.
Conclusione fuori programma l'Adagio del Concerto per violino di Schumann, con Zehetmair memorabile solista: pagina d'impressionante fissità, un canto a occhi chiusi e a fior di labbra, da cui Brahms, giusto lui, conserverà un piccolo frammento per una serie di variazioni.

Auditorium G. Agnelli del Lingotto
***

Giorgio Pestelli, La Stampa, p. 38

venerdì 15 ottobre 2010

Atelier Brahms al via col Trio Debussy

L’Unione Musicale ha fatto partire nel migliore dei modi l’«Atelier Brahms» organizzato al Teatro Vittoria, esaurito anche grazie alla formula accattivante che somma presentazione, aperitivo e concerto. Si tratta di un ciclo dentro un altro ciclo, l'«Atelier Giovani», questo specificamente destinato alle classi scolastiche, mentre l’«Atelier Brahms», un viaggio dentro l'ottocentesca musica da camera di Johannes Brahms, è aperto a tutti, ma inteso sempre quale avvicinamento alla musica classica.
La presentazione è affidata al musicologo Alberto Bosco che dialoga in modo spigliato con gli artisti di turno, facendo loro esemplificare i passi fondamentali dei pezzi che questi andranno a eseguire nel concerto, dopo aver lasciato rifocillare il pubblico al buffet. Protagonista dell’inaugurazione (e del prossimo appuntamento, il 26 ottobre) il Trio Debussy.
Al Vittoria, con temperatura sahariana, Antonio Valentino al pianoforte, Piergiorgio Rosso al violino e Francesca Gosio al violoncello si sono tuffati con la nota passione e sicurezza tecnica dentro il «Trio op. 87» di Brahms, illuminandone sia le melodie più amabili sia i momenti più appassionati, che spesso coincidono con quelli di maggiormente densi. Quanto a densità di scrittura non scherza affatto il «Sestetto op. 36», nel quale c’è sovrapposta una quantità di spunti che un musicista meno complesso di Brahms avrebbe riversato in più brani.
Per l'occasione si sono aggiunti al Debussy alcuni amici, fra cui Simone Briatore, già prima viola all'Orchestra Rai, ora in forze nel medesimo ruolo a Roma a Santa Cecilia. Tutti hanno riversato nella musica il proprio entusiasmo, a costo di un numero non indifferente d’imprecisioni: ma il visibile piacere di suonare insieme, ascoltandosi l'un l’altro, è la prova di cosa voglia dire far davvero musica da camera.

Giangiorgio Satragni, La Stampa, Torino, p. 77, 15 Ottobre 

mercoledì 16 dicembre 2009

Il Bach dell'Ensemble Aurora

Johann Sebastian Bach, Concerto per flauto in si; Ouverture in si BWV 1067.
Triplo concerto BWV 1050a per clavicembalo, violino e flauto in Re.

Clavicembalo, Michele Barchi; violino, Enrico Gatti; flauto, Marcello Gatti; Ensemble Aurora, maestro di concerto, Enrico Gatti.

GLOSSA GCD 921204 / DDD / 56:03

Una ricerca linguistica inesausta, già tesa, a tratti, a preannunziare le inquietudini di un empfindsamer Stil ancora a venire, costituisce il fulcro delle letture bachiane raccolte in questo CD dedicato ai concerti con flauto del maestro di Eisenach dai fratelli Marcello ed Enrico Gatti. Eseguito su strumenti d'epoca e copie moderne, il programma raccoglie, accanto all'Ouverture BWV 1067 e alla prima, più ardita, versione del quinto Concerto brandeburghese, la ricostruzione del perduto Concerto in si minore per flauto, realizzata attingendo a singoli movimenti delle cantate BWV 209, 173a e 207 da Francesco Zimei sulla scorta dei presupposti musicologici da egli stesso illustrati nelle acute, appassionate - e appassionanti - note di copertina.
La concertazione tersa, improntata al massimo equilibrio tra le parti, permette di apprezzare appieno la ricchezza cangiante di colori, sfumature e inflessioni, gesti e accenti, l'uso duttile delle articolazioni attraverso cui è resa la complessità spesso spigolosa dell'armonia: il letto lungo il quale si snoda, proteiforme, il fiume del discorso musicale. 

Luca Rossetto Casel

Tratto da Rivista Musica: clicca qui per abbonarti!

mercoledì 4 novembre 2009

La critica musicale è morta? Evviva la critica musicale!

Introduzione al volume La pulce nell'orecchio, Marsilio 2001 (apparsa con qualche taglio su La Stampa, 9 agosto 2001).

La morte del critico di Giorgio Pestelli

«Mettere la pulce nell'orecchio a uno è dargli da pensare», diceva già l'umanista Adriano Politi, e l'ambizione di questa raccolta di scritti è quella di ricavare da ascolti, incontri e letture occasionali qualche pretesto di cultura musicale più durevole della prima impressione; anche la musica di sottofondo, dicono alcuni, aiuta a pensare, ma a condizione di non ascoltarla, badando ad altro; qui l'attività pensante piacerebbe ricondurla all'interno della musica, riflettendo su cosa e come si è ascoltato, ma anche su cosa accogliamo in noi mentre si presta orecchio a questa o quella musica, a questa o quell'altra esecuzione.

La maggior parte degli articoli provengono dalla mia collaborazione al quotidiano «La Stampa», da cui anni fa avevo già estratto l'antologia: «Di tanti palpiti - Cronache musicali 1972-1986» per l'editore Studio Tesi; «La pulce nell'orecchio», radunando scritti dal 1987 al 2001, costituisce in qualche modo il seguito di quella raccolta da tempo esaurita. Trovandomi tuttavia a scegliere in un materiale più eterogeneo e paurosamente più abbondante, ho preferito dargli un aspetto più sistematico distribuendolo in tré sezioni: la prima, di scritti per la 'terza pagina' o per riviste culturali, comprende ritratti di musicisti e di studiosi, ricordi di interpreti, profili di composizioni o di libri musicali che per qualche motivo hanno fatto notizia; l'ultima sezione è dedicata a interventi di umore più vario, note sul costume musicale, curiosità, frizioni della musica su corpi estranei. Al centro prendono posto le recensioni di opere e concerti, le cronache musicali vere e proprie, nel loro libero scorrere e nella misura che mi è stato possibile testimoniare; dove lacune e casualità saranno indubitabili. [...]

giovedì 1 ottobre 2009

Assegnati i Klassik Echo 2009

Alcuni premi ai migliori artisti dell'anno conferiti da Die Welt:

Cantanti Elina Garanca: Bel Canto (Deutsche Grammophon/Universal Music)

Christian Gerhaher: Robert Schumann, Melancholie (RCA/Sony Music)

Flautista Emmanuel Pahud: Johann Sebastian Bach, Die Flötensonaten (EMI Classics/EMI)

Pianista David Fray: Johann Sebastian Bach, Klavierkonzerte (Virgin Classics/EMI)

Violinista Anne-Sophie Mutter: Bach Meets Gubaidulina (Deutsche Grammophon/Universal Music)

Arpa Xavier De Maistre: Claude Debussy, Nuit d´Etoiles – Harfenmusik von Claude Debussy (RCA/Sony Music)

Tromba Wolfgang Bauer: J.C. Hertel/J.W. Hertel, Trompetenkonzerte (MDG - Musikproduktion Dabringhaus und Grimm)

Direttore d'orchestra Sylvain Cambreling: Olivier Messiaen, Die Werke für Orchester SWR (music/hänssler CLASSIC)

Orchestra Staatskapelle Dresden/Fabio Luisi: Anton Bruckner, Sinfonie 9 (Sony Classical/Sony Music)

I video della premiazione del 18 ottobre saranno disponibili su echo.zdf.de

Per tutti i vincitori, video e foto vedi l'articolo originale su Welt.de
B.S.

lunedì 7 settembre 2009

Recitar cantando on line

La rubrica tenuta da Elisabetta Fava e Vittorio Coletti su L'Indice dei Libri del mese si può leggere liberamente in una sezione del sito (mesi di aprile e giugno 2009).

Il sito, completamente rinnovato, della testata da qualche tempo si trova anche su facebook e twitter

sabato 5 settembre 2009

La Fondazione Rossini risponde al prof. Gossett

Non è interesse della Fondazione Rossini dare nuovo vigore a polemiche che oramai appartengono al passato, ma - dopo i ripetuti interventi apparsi sulla stampa in questi ultimi mesi - è necessario rettificare alcune affermazioni del professor Philip Gossett contenute nella lettera da lui inviata a critici musicali, musicologi e giornalisti.

Leggi tutto su giornaledellamusica.it

lunedì 31 agosto 2009

Michel Blavet, Sei Sonate op. 2, recensione

Michel Blavet: Sonata per flauto e basso continuo in SOL op. 2 n. 1;
Sonata per flauto e basso continuo in re op. 2 n. 2;
Sonata per flauto e basso continuo in mi op. 2 n. 3 «La Dhérouville»;
Sonata per flauto e basso continuo in sol op. 2 n. 4 «La Lumagne»;
Sonata per flauto e basso continuo in RE op. 2 n. 5;
Sonata per flauto e basso continuo in la op. 2 n. 6.

flauto Claire Guimond; clavicembalo John Toll; viola da gamba Jonathan Manson

ATMA CLASSIQUE ACD 2 2204 / DDD / 77:06

Risale al 1999 questa incisione delle sei Sonate op. 2 di Michel Blavet. L'esecuzione s'avvale di riproduzioni di strumenti antichi. Per quanto l'impiego di un flauto Rottenburgh per il primo Settecento francese possa apparire oggi storicamente inappropriata, la propensione per un suono ovattato, di morbida opacità, per le tinte delicate e velate, consente tuttavia la ricreazione di una tavolozza espressiva esteticamente coerente. La natura intima di tale timbrica concorre, con la scelta di affidare la parte del basso a una viola da gamba, a determinare il crearsi di una dimensione sonora particolarmente raccolta; così da offrire pieno risalto al gioco elegante delle inflessioni in cui s'increspano i profili delle frasi. Aperte in ampie campate a tracciare linee lunghe e sottili, queste appaiono modellate su un eloquio nobilmente malinconico anche nell'aggraziato piegarsi in un passo di danza, scosse appena sotto il moto lieve degli abbellimenti.

Luca Rossetto Casel

Tratto da Rivista Musica: clicca qui per abbonarti!

giovedì 6 agosto 2009

Sulle orme di Haydn

Il giornalista del Guardian Stephen Moss, insieme al fotografo David Levene, è andato a cercare Haydn a Rohrau (vicino a Vienna), sua città natale: ha curiosato nella sua camera da letto (restaurata), è stato a Eisenstadt, ha immortalato l'organo a canne custodito nella Bergkirche e il mausoleo dedicato al compositore, e si è spinto fino a Eszterháza.

Il risultato è un reportage fotografico che si vede su guardian.co.uk

sabato 1 agosto 2009

In metrò il silenzio è d'oro

I Musicanti hanno affrontato più volte l'argomento della cattiva musica, sulla scorta di uno spunto offertoci da Proust (potete leggere quei post qui [1], [2] e infine [3]); il problema è quanto mai attuale, sia all'Università che fuori.

Per quel che ci riguarda non approviamo, ad esempio, la scelta dell'EDISU (l'ente per il diritto allo studio universitario) di tartassare gli studenti in mensa durante l'orario del pranzo con il fastidioso rumore di sottofondo di una radio, che sommata al vociare di chi banchetta, rende il livello dei decibel davvero insopportabile, soprattutto mentre si sta pranzando/cenando.
Era proprio necessaria questa novità?

Cambiando luogo, non cambiano i problemi...

Sarà anche questo un caso di cattiva musica?


di Giangiorgio Satragni

[...] GTT si prepara a lanciare l'intrattenimento audio e video sui mezzi pubblici e nel metrò quale tecnica per attrarre nuovi utenti e rendere più confortevole il viaggio. Eppure GTT non si rende conto di quello che fanno o possono fare molti passeggeri sui mezzi pubblici, in Italia ma ancor più all'estero specie in metropolitana: leggono e studiano. E per farlo sfruttano una condizione fondamentale: il silenzio.

Uno dei grandi vantaggi del mezzo pubblico è proprio utilizzare il tempo per le cose proprie, che sia per diletto o per lavoro. Se si viaggia sottoterra, o lì si aspetta un treno e non c'è alcun panorama da guardare, è naturale aprire un libro o un giornale. Provate a scendere nella «tube» a Londra, dove notoriamente si passa molto tempo: vedrete non talpe, ma divoratori di romanzi e appassionati lettori di giornali, studenti che ripassano la lezione o si preparano a un esame, uomini d'affari che riorganizzano la propria agenda palmare, documenti che escono da cartelle di lavoro. E lo stesso accade a Parigi, a New York, nella limpida Monaco di Baviera, ma anche a Milano e Roma, dove sei tempestato d'informazioni sulla banchina, ma dentro hai solo lo sferragliare del treno.

Certo vedrete, come ovunque, auricolari di iPod e lettori mp3, gente che viaggia ascoltando musica e magari guardando un video sul proprio telefono. Se vogliono farlo, facciano pure, è il loro modo di caricare energia e tirarsi su. Ma anche chi fa spaziare la mente con la lettura è libero di farlo, come è libero di studiare, di pensare, o di pregare come faceva un ebreo ortodosso incrociato nel metrò di Berlino.

Allora lasciate anche a Torino la libertà di utilizzare il tempo sul metrò come ognuno preferisce, perché l'utilizzo del mezzo pubblico non è perdita di tempo, ma rasserena chi sceglie di non guidare nel traffico. La società contemporanea ha il terrore del vuoto, e il silenzio è equiparato al vuoto: volerlo riempire a tutti i costi sembra escludere che un passeggero ragioni con la sua testa. Siamo proprio ridotti tutti cosi male? Invece degli schermi mettiamo libri sui sedili, impareremo qualcosa in più.

17-07-2008, La Stampa, p.53


Tratto da http://archivio.lastampa.it
 
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