domenica 10 maggio 2009

Applausi e "prove aperte"

Durante una delle Prove aperte dell’Orchestra Rai c’è stato il simpatico intervento del primo violoncello dell’orchestra, il M° Massimo Macrì, che ha "raccontato" il suo strumento agli studenti invitati a una delle prove del concerto (chiuse al "normale" pubblico) che si svolgono la mattina.

In modo molto informale ha detto loro, senza tanti giri di parole, qualcosa che forse non si aspettavano: fatevi sentire, applaudite, mostrate il vostro assenso o dissenso! Noi musicisti abbiamo bisogno di “sentire” che ci siete in sala, che ci state seguendo, che fate il tifo per noi, che vi piace (o non vi piace) quello che ascoltate.

Mi è tornato in mente quando ho letto sul Corriere la dichiarazione di Jarrett, che chiama in causa (anche) un articolo di cui abbiamo scritto su questo blog:

«Il mio pubblico ideale è 'succoso'. Ha ragione Emma­nuel Ax, altro grande pianista classico, quando dice che il pubblico della clas­sica è troppo silenzioso. Sono più ordi­nati, ma non migliori del pubblico jazz. Non ho un pubblico ideale, ma in Giappone c’è rispetto e partecipazione sincera. Tre mesi fa a New York, alla Carnegie Hall, silenzio totale nei pianis­simo, fruscii e colpi di tosse e altri 'se­gni di vita' quando le dinamiche diven­tavano più intense, era come respirare all’unisono».

Invece alla fine della prova aperta riservata alle scuole selezionate (c’era in programma la Suite provençale di Milhaud, il Concierto in modo galante per violoncello e orchestra di Rodrigo, e la “Pastorale” di Beethoven), dopo che il M° Macrì ha rotto il ghiaccio, un pubblico forse un po’ meno intimorito è scoppiato in un applauso caloroso come non avevo mai sentito prima. Mi piace condividere qui la gioia esplosiva di quei ragazzi.

Benedetta Saglietti

sabato 9 maggio 2009

Musicologia alla Fiera del Libro

Giovedì 14 maggio 2009, h. 17, Sala Avorio

LINGOTTO FIERE, VIA NIZZA 294, TORINO

A lato dell’attività di sostegno dei giovani musicisti, l’Associazione De Sono promuove la pubblicazione delle migliori tesi di laurea e di dottorato dei musicologi delle nuove generazioni. In 20 anni l’Associazione ha sovvenzionato la pubblicazione di 32 lavori, inizialmente in collaborazione con Passigli e Paravia, cui a partire dal 2002 è succeduta Edt.

Alla Fiera del Libro la De Sono presenterà gli ultimi 3 volumi della collana "Tesi": l’incontro, presieduto dal Prof. Giorgio Pestelli, si svolgerà giovedì 14 maggio 2009 alle 17 presso la Sala Avorio del Lingotto Fiere (clicca qui per la mappa).

L'ingresso per tutto il giovedì è gratuito per gli studenti universitari, previa esibizione athena card o libretto.

Saverio Lamacchia presenterà la propria tesi di dottorato (prefazione di Philip Gossett), discussa all’Università di Bologna nel 2005, intitolata Il vero Figaro o sia il falso factotum. Riesame del “Barbiere” di Rossini. In questo studio l’Autore toglie la polvere depositatasi in quasi duecento anni sul capolavoro rossiniano, riuscendo a riconsegnare un significato dell’opera che una tradizione travagliata aveva in parte snaturato.

Dedicato al problema della ricezione, è invece il saggio di Andrea Malvano, L’ascolto di Debussy. La ricezione come strumento d’analisi che s'interroga sulle modalità fruitive dell’ascoltatore parigino di inizio Novecento di fronte alle innovazioni avanguardistiche di Debussy. Attraverso l’analisi di numerose recensioni coeve l'Autore giunge a una riformulazione delle categorie necessarie anche all’ascoltatore odierno per una ricezione più consapevole della musica del compositore francese.

Intitolato Le voci di Dioniso. Il dionisismo novecentesco e le trasposizioni musicali delle “Baccanti”, il saggio di Roberto Russi, docente di Lingua e letteratura italiana all’Università di Banja Luka in Bosnia Erzegovina, affronta invece il tema della categoria estetica del dionisiaco nelle sue riproposizioni novecentesche. Studioso della ricezione moderna dell’antico, l'Autore focalizza le proprie attenzioni sulle trasposizioni musicali delle Baccanti euripidee, emblema, secondo l’autore, di un dionisismo ricercato nel secolo scorso da compositori più o meno noti come Szymanowski, Wellesz, Ghedini, Partch, Henze, Buller e Börtz.

giovedì 7 maggio 2009

Lavori in corso

Da ormai alcuni mesi una finestra misteriosa fa capolino sul lato destro del nostro blog: "Lavori in corso". Qui trovate i titoli dei progetti a cui potete partecipare inviandoci materiale all'indirizzo mail del nostro seminario.
Attualmente i progetti sono tre:
Futuro: troverete informazioni dettagliete in questo post
Mignon: l'anno prossimo ricorrerà il centenario della nascita di Robert Schumann. Per l'occasione l'Orchestra Rai, l'Unione Musicale e l'Università stanno preparando una giornata di studi (forse anche più di una!) che avrà per oggetto il Requiem für Mignon (op. 98b). Chi fosse interessato, può proporre ricerche e studi su questo particolare lavoro o su temi affini.
Rossini: stiamo realizzando una raccolta di arrangiamenti, fantasie e trascrizioni varie di opere di Rossini. Se ne conoscete, mandateci i riferimenti bibliografici alla nostra e-mail indicando come oggetto ROSSINI; tutto il materiale raccolto verrà inviato al Prof. Philip Gosset che sta curando l'edizione critica per la Bärenreiter.

mercoledì 6 maggio 2009

Punti di vista (ancora) sul Requiem di Mozart

A: Cosa te n’è parso di quest'interpretazione del Requiem?

L’incontentabile: Non mi sono entusiasmato, ma il coro (della Radio Svedese) è una meraviglia, se poi smussasse qualche spigolo, sarebbe la perfezione.

A: Sì, il coro è stato ottimo. Hai notato lo strano effetto di risonanza (tipo cassa armonica) che riuscivano a creare? Io non l'avevo mai sentito prima.

L’incontentabile: Abbado è strano, fa benissimo certe cose (l’Oro supplex, alla fine del Confutatis) ma sembra distratto nell’unico pezzo tutto scritto da Mozart, l’Introitus, e poi inserisce Sanctus e Benedictus che sono bruttini e sproporzionati, uno cortissimo l’altro lunghissimo, e quella fuga sull’Osanna cui hanno messo mano un po’ tutti e non si capisce più cosa sia. Non è stata un’interpretazione particolarmente intensa…

A: Sul non particolarmente intensa sono d'accordo: è come se Abbado guardasse a una certa distanza senza esser mai lasciarsi troppo coinvolto dalla musica, carenza d’immedesimazione o poca emotività (se non in qualche raro momento, come nel Lacrimosa)...

L’incontentabile: Ma tutto sommato, la sua non è una lettura solenne e questo può bastare. La perfezione sarebbe un’esecuzione intensa come quella di Bernstein e raccolta come quella di Abbado.

A: Cosa ne faresti del Sanctus e del Benedictus che non contengono neanche una riga mozartiana?

L’incontentabile: Semplicemente li ometterei, conseguendo così due scopi: non eseguire due pagine decisamente deboli e stilisticamente lontane dal resto (per motivi, questi si, opposti); restituire un’immagine di incompiutezza di cui chi ascolta tende ormai a non essere più consapevole. Il luogo vero in cui il Requiem esiste è nell’abbozzo. E quella versione che è in grado di farci scoprire quanta violenza, quanto stupore e quanta dolcezza ci sia già nel frammento, è la più vicina all’ideale: ascoltare il Requiem dentro di sé, interiormente, seguendo solo ciò che Mozart è riuscito a scrivere nell’incompleta partitura.

Qui un link per farsi un'idea del torso

Nuovo incontro di seminario

Giovedì 7 maggio ci riuniremo al sesto piano di Palazzo Nuovo (aula seminario musica ore 16:00/18:00) per discutere sulle traduzioni letterarie e in particolare sul caso della traduzione italiana del dramma Hernani di Victor Hugo.

 
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