Il famoso
articolo di Dahlhaus, apparso sul
«Saggiatore musicale», XII, 2005, pp. 219-230, si poneva due domande:
(1) A quale scopo si insegna la storia della musica? quali valori può essa apportare alla formazione di uno studente non necessariamente proiettato verso la musicologia?
(2) Come e cosa insegnare per conseguire questo scopo e questi valori?
Qualche tempo fa Tarcisio Balbo ha divulgato questo brano, tratto dal terzo capitolo delle
Istitutioni harmoniche (1558), di Gioseffo Zarlino.
A che fine la Musica si debba imparare
L'huomo bene istituito non debbe esser senza Musica; però douendola imparare, auanti che piu oltra passiamo, voglio che veggiamo qual fine egli si debba proporre, poi che intorno a ciò sono stati diuersi pareri; il che veduto, vederemo ancora l'vtile, che dalla Musica ne viene, et in qual maniera la douemo vsare.
Incominciando adunque dal primo dico, che sono stati alcuni, li quali hanno hauuto parere, che la Musica si douesse imparare per dar solazzo et dilettatione all''vdito; non per altra ragione, se non per far diuenir perfetto questo senso, nel modo che diuenta perfetto il vedere, quando con dilettatione et piacere riguarda vna cosa bella et proportionata: Ma in vero non si debbe imparare a questo fine; imperoche è cosa da volgari et da meccanici: essendo che queste cose non hanno in se parte alcuna di virtuoso (ancora che acchetando l'animo habbiano del diletteuole) et sono cose da huomini grossi, li quali non cercano se non di satisfare al senso, et a questo solo fine attendono.